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1
Quale tagliaombelichi ti raschiò,
e ti sciacquò mentre scalciavi, te fulminato da Zeus?
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2
Hermes, caro Hermes, Cillenio, rampollo di Maia,
t'invoco: ho un freddo cane
e batto i denti...
* * *
Da' un mantello a Ipponatte, e una corta
tunichetta,
sandaletti e babbucce; e di oro
sessanta stateri, da un'altra casa
* * *
A me tu non hai dato una tunica pesante,
riparo dal freddo d'inverno,
né con babbucce spesse mi copristi
i piedi, perché non mi scoppino i geloni.
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3
Venuto in casa mia, Pluto - è cieco del tutto -
non disse mai: "Ipponatte,
ti do trenta mine d'argento,
e tante altre cose": ha l'animo vile.
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4
Ai mali abbandonerò l'animo mio che molto geme,
se non mi mandi subito uno staio
d'orzo. Farò della farina un ciceone
da bere come rimedio al mio cattivo stato.
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5
...
dal secchio bevendo; lei non aveva
una coppa: il ragazzo cadendo l'aveva fracassata in terra
* * *
dal secchio
ora io bevevo, ora Arete
brindava
* * *
con auspicio favorevole, di notte,
io venni da Arete, e al suo fianco mi accampai
* * *
accanto alla lucerna, piegata su di me, Arete
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6
Tenetemi il mantello: ch'io colpisca l'occhio di
Bupalo.
Sono ambidestro; e quando picchio non sbaglio.
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7
...
sbattuto dalle onde. E in
Salmidesso, nudo, lo accolgano
benevolmente i Traci
dall'alto ciuffo - di molti mali, qui, colmerà la misura,
mangiando il pane della schiavitù -
lui, irrigidito dal gelo. E fuor della schiuma
sia tutto coperto di alghe,
e batta i denti, come un cane
giacendo bocconi per lo sfinimento
lungo la battigia.
Questi mali vorrei incontrasse
chi m'offese, chi calpestò i giuramenti,
l'amico d'un tempo.
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