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«Non aggiungere ai dolori
angosce penose
e, per il futuro,
attese gravi tu non
predirmi.
Non sempre allo stesso
modo,
sulla terra sacra, gli dèi
eterni
posero continua la
discordia agli umani,
e neppure la concordia:
ogni giorno
una mente diversa ispirano
gli dèi.
Le tue profezie, o signore,
non tutte le avveri Apollo
che lungi saetta.
Ma se è destino - e così
han filato le Parche -
ch'io veda i miei figli
uccisi l'uno dall'altro,
giunga allora a me sùbito
il compimento della morte odiosa,
prima ch'io veda
questi eventi dolorosi,
causa di molti gemiti e di pianto:
i figli morti
nel palazzo o la città
espugnata.
Suvvia, o figli, date
ascolto alle mie parole, amati figli.
Un esito tale a voi io
propongo:
che abbia uno la reggia e
abiti nella patria Tebe;
e se ne vada l'altro,
tenendo per sé le greggi
tutte e l'oro del padre;
e sia la sorte a decidere,
chi per primo sarà estratto
per volere delle Parche.
Questo può essere - credo -
lo scioglimento del vostro
triste destino,
secondo i moniti del divino
vate;
se davvero il Cronide vorrà
salvare la progenie e la città
di Cadmo signore,
per molto tempo rinviando
la sventura che alla stirpe
regale il destino ha
fissato».
Così disse la chiara donna,
parlando con dolci parole,
e volendo porre fine alla
contesa dei figli nel palazzo,
e insieme a lei l'indovino
Tiresia: ed essi diedero ascolto
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