41 • UN SEVERO CONSIGLIO A MASSIMINA «Ridi, fanciulla, se sei saggia, ridi» disse - credo - il poeta di Sulmona; ma non lo disse a tutte le fanciulle. Poniamo pure ch'egli l'abbia detto a tutte le fanciulle, non lo disse per te: tu non sei più fanciulla, o Massimina, e non hai che tre denti, che ci mostrano il nero della pece o quel del bosso. Ora, se credi a me ed allo specchio, il riso devi tu temere quanto Spanio il vento pei capelli, quanto Prisco teme una manata per la sua toga, quanto Fabulla imbellettata teme i rovescioni della pioggia, quanto Sabella, bianca di cerussa, teme i raggi del sole. Mostraci, dunque, un volto più severo di quello di Ecuba e d'Andromaca, evita i mimi di Filistione, che suscitano il riso, ed i conviti troppo sregolati e tutto ciò che ad un aperto riso per detti lepidi e procaci suole schiuder le labbra giovanili. A te s'addice di star seduta accanto a una madre in gramaglie, che compianga il figlio od il marito od un affezionato suo fratello. Tuo svago siano solo le tragedie, care alle Muse. Tu, intanto, seguendo il mio consiglio, piangi, fanciulla, se sei saggia, piangi! |