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Giunto a Roma nel 64 ca, in cerca di fortuna, vi rimase per più di trent'anni, nella precaria e umiliante condizione del cliente, cercando benefici con la poesia e persino con il servilismo letterario. Ottenne soltanto un piccolo podere a Mentana, una casa senz'acqua a Roma, agevolazioni fiscali e nomine onorifiche. Ebbe la protezione dei Flavi, e in particolare di Domiziano, verso il quale tenne un atteggiamento da cortigiano; alla morte di quello, nel 96 d.C., fece ritorno alla città natale, dove poté lavorare sotto la protezione di una ricca vedova. Compose in tutto 15 libri di epigrammi, tra i quali spicca quello Degli spettacoli (giuntoci mutilo), pubblicato nell'80 in occasione della fastosa inaugurazione del Colosseo fatta da Tito, al quale il libro è dedicato. Coltivò esclusivamente questo genere letterario - che ben rispondeva allo spirito del secolo, amante delle costruzioni intelligenti e sentenziose - e ne divenne maestro: ispirandosi direttamente alla vita di Roma, seppe osservarla con acuta finezza e un concreto senso del reale, abbinando a un'aggressiva mordacità il gusto per il motto ingegnoso. |