"tante persone che conoscevamo di vista erano morte durante quelle
settimane - incidenti di macchina, AIDS, omicidio, overdose, travolte
da camion, cadute o forse spinte dentro vasche piene di acido - al
punto che l'ammontare delle cifre spese in corone funebri sulla VISA
di Chloe si aggirava sui cinquemila dollari. Io ero bellissimo."

E' un "modello aspirante attore" il protagonista di "Glamorama": è
bellissimo e, se manca di personalità e carisma, gli basta però uno
sguardo perché una donna si convinca ad andare a letto con lui. Suo
malgrado però, viene coinvolto in un intrigo internazionale di terrorismo:
scopre così l'abisso di orrore e morte dietro il glamour del suo ambiente.
Un'invisibile macchina da presa segue le peripezie di Victor tra due
continenti, scena dopo scena, ciascuna contrassegnata da un numero
in ordine decrescente, come in un film. E come in un film è il dialogo
a trionfare: brillante, surreale, puro, Bret Ellis "schizzato" e imprevedibile.
Il mito della bellezza, della celebrità, dell'immagine: un modello
di vita che Bret Easton Ellis non condivide e che, anzi, con questo
suo ultimo romanzo, vuole demolire. "Per me forse il libro è cominciato
in un club, o in un bar, quando ero giovane" - racconta Ellis in un'intervista
- "Avevo ventisei anni, stavo guardando qualcuno che si muoveva in
un modo molto trendy, alla moda, cool. Questo tipo umano che prevale
ovunque - pubblicità, moda, televisione, film, riviste - mi è sembrato
emblematico della nostra cultura. Ho cominciato a chiedermi perché
una figura del genere s'impone… È lì che è iniziato il mio disgusto."
E così dopo gli "yuppies" degli anni ottanta di American Psyco, sono
i nuovi "valori" degli anni novanta, l'esaltazione della bellezza
e della notorietà, ad essere al centro della sua ironia. Verso la
metà del romanzo c'è una svolta a sorpresa: il protagonista viene
sbalzato improvvisamente dal mondo del jet set a quello degli attentati
terroristici. L'orrore investe il lettore senza pietà: l'ossessione
dei dettagli, la precisione scientifica nella narrazione di torture
e assassinii, l'alternanza di feste e omicidi, di vanità e morte,
sono elementi da sempre caratteristici della scrittura di Ellis. Ma
in Glamorama c'è anche una esplicita vena comica, e sono proprio le
pagine più dense di umorismo e "rasserenanti" a evidenziare il baratro
di abiezione che si apre sotto la superficie delle cose. "Tante persone
che conoscevamo di vista erano morte durante quelle settimane - incidenti
di macchina, AIDS, omicidio, overdose, travolte da camion, cadute
o forse spinte dentro vasche piene di acido - al punto che l'ammontare
delle cifre spese in corone funebri sulla VISA di Chloe si aggirava
sui cinquemila dollari. Io ero bellissimo." Victor è bellissimo ed
il suo conto in banca è sul rosso fisso. In più è nei casini con la
sua donna, con l'inaugurazione di un ristorante di super classe, con
un altro altrettanto prestigioso che lui vorrebbe realizzare, con
il lavoro ed anche con sue apparizioni pubbliche che non riesce a
ricordare. Così quando un misterioso individuo gli offre trecentomila
dollari per andare a cercare una ex fidanzata scomparsa, che lui ricorda
appena, schizza via sulla Queen Elizabeth mentre troppe persone lo
stanno cercando, e non solo per fotografarlo. Inoltre troppe cose
sinistre ed inquietanti gli accadono intorno. Ma non gli andrà certo
meglio in Europa, prigioniero delle trame oscure di un gruppo di famosi,
belli ed insospettabili. Una invisibile macchina da presa lo segue
ovunque ed una troupe organizza le costanti riprese. Alle volte una
seconda troupe si sovrappone alla prima, e le scene sono segnate in
numero decrescente come nei film. Bellezza, notorietà e sfilate d'alta
moda si miscelano ad orrore e atti terroristici, e come in un film
è il dialogo a trionfare, brillante, surreale, puro, schizzato ed
imprevedibile. E a tratti la superficie patinata di bellezza e di
sfilate s'incrina, rivelando abissi d'orrore e raggelando il sorriso
sulle labbra di chi legge.
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