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Pietro Alessandro Guglielmi
il pupillo di Ricciarda Cybo Gonzaga. |
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di Stelvio Mestrovich. |
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Il nove dicembre dell'anno 1728 nacque a Massa Pietro Alessandro Guglielmi, fratello di quel Domenico sacerdote che fu organista nella cattedrale di quella città dal 1756. Fecondo quanto (secondo alcuni suoi denigratori) trasandato compositore, rappresentò con Paisiello e Cimarosa la troika della Scuola Napoletana del secondo Settecento Italiano, ma, al contrario di quest'ultimi, la sua musica scomparve nel nulla. Non valsero lavori eccellenti, quali il dramma sacro in due parti Debora e Sisara, con la poesia di Carlo Sernicola, e la brillantissima opera La lanterna di Diogene (la cui sinfonia, in verità, assieme a quelle de Il paradiso perduto, La morte di Oloferne ed Enea e Lavinia, è stata ripescata e inserita in un CD da Bongiovanni di Bologna, Paolo Biancalana direttore d'orchestra), libretto di Angelo Anelli, con cui il Maestro apuano ottenne veri e propri trionfi, a salvarlo dall' oblìo. Infiltratosi a meraviglia in quel mondo partenopeo, dal quale succhiò il bene e il male, la lingua e le usanze, il fuoco e la poesia, le donne compiacenti e la svogliatezza (fu uno degli allievi più sfaticati ma geniali del Maestro Durante), si scontrò inevitabilmente con Giovanni Paisiello. Ciò fa pensare a un altro duello a suon di spartiti, i cui protagonisti furono Mozart e Salieri. Si deve, rincresce ammetterlo, all'esosa e truffaldina fantasia di Puskin, all'irrequieta vena di Rimskij-Korsakov, alle fandonie di Milos Forman, se il grande Maestro di Legnago, Antonio Salieri, calunniato e vituperato per oltre un secolo e mezzo, frutto dell'invidia del nazionalismo austro-tedesco, e la di lui musica sono tornati a noi. Nel male, il bene. Dall'ingiustizia, il trionfo della Verità. Dal sonno di regime, il risveglio dell' Arte e del Talento. Guglielmi (e altri come lui) non ha avuto questa chance. Di questo grande Massese, basterebbe soltanto udire i suoi 6 concerti da camera op. 1 per pianoforte ed orchestra d'archi, dagli originali 6 Quartetti per clavicembalo, 2 violini e violoncello Op. 1, oppure il 'Credidi' per soli coro ed orchestra, oppure la sinfonia in Mi maggiore e tanta altra splendida musica per capire quanto onore abbia egli fatto all'Italia e all'Europa, oggi rimane poco più di un nome scolpito sul Teatro della città a lui dedicato (in realtà, all'intera famiglia di musicisti Guglielmi), che sa di freddo monito di un altrettanto freddo, nonché frettoloso ricordo. L'ostilità con Paisiello ha una parte non determinante in tutto ciò. Mozart e Beethoven, con le loro variazioni su temi del Maestro tarantino, contribuirono a perpetuarne il nome. Certo, Guglielmi e Paisiello si dettero colpi proibiti, con buona pace di Cimarosa che continuò per la sua strada senza interferire, scagliando loro quel macigno de Il matrimonio segreto, che li atterrò entrambi. Pietro Alessandro Guglielmi fu il beniamino della Duchessa Ricciarda Cybo Gonzaga, la quale ne favorì la carriera musicale. L'esordio al Teatro dei Fiorentini di Napoli con l' 'O solachianello 'mbroglione' fu promettente. Poi, con Il filosofo burlato, Guglielmi consolidò la sua fama di operista. Compose più di trenta opere serie, tra le quali quel 'Ruggiero', alla cui rappresentazione veronese forse assistette Mozart. Una sessantina tra opere buffe, intermezzi, commedie. Duecentosessantuno composizioni di musica sacra. Charles Burney (1726 - 1814) storiografo della musica, nonché compositore inglese, famoso per i suoi incontri con Galuppi, Sammartini, Mozart, Jommelli, Piccinni, Gluck, Metastasio, Hasse, e per le sue critiche non sempre fondate, a volte 'mirate' a volte 'di comodo', insomma all'inglese, sostenne che Guglielmi scriveva troppo presto e con poca originalità e accuratezza nei passaggi. Niente di più falso. Il Massese era un genio, un genio svogliato se vogliamo, ma pur sempre un talento di grandissime proporzioni. C'è che lo ha definito un rissoso, un viziato, un giocatore insensibile ai doveri familiari (era padre di otto figli), uno spadaccino abile come lo fu Giuseppe Tartini, sempre pronto al duello, un donnaiolo, insomma una specie di Lorenzo da Ponte che, col pretesto dell'arte, badava solo a soddisfare i suoi bisogni tutt'altro che spirituali, dandosi alla bella vita, incurante degli obblighi verso la moglie e verso la società. Menzogne, pettegolezzi, calunnie. Nel marzo del 1793 egli venne nominato da Pio VI Maestro della Venerabile Cappella Giulia, quale successore di Antonio Borroni, carica di notevole prestigio che, a rigore di logica, non poteva essere conferita dal Vaticano a uno che avesse menato vita da scavezzacollo, come i più maligni (e invidiosi) vociferavano. Giorgio Magri, nella sua preziosissima analisi riguardo alla vita e alle opere del musicista massese, ritiene che la 'dimenticanza' di Guglielmi sia da attribuire alla mancata pubblicazione stampata dei suoi spartiti. Non una sola opera di Guglielmi è stata edita in Italia e quelle poche edizioni di alcune sue Arie uscite all'estero non giunsero mai nel nostro Paese. E tanto per farci distinguere, Giovanni Ricordi, che nel 1808 fondò a Milano quella Casa Editrice Musicale destinata a divenire la più importante d'Italia, stampò subito, insieme con le musiche di Bellini, Donizetti, Rossini, non soltanto pagine di Autori minori (sic !) come Mercadante e Pacini, ma anche di gloriosi autori del passato, tipo Paisiello e Cimarosa. E la musica di Pietro Guglielmi ? Fu trascurata. Salieri 'docet'. Da questo complotto del silenzio escono un compositore vergognosamente dimenticato, una città che continua a nascondere il suo figlio più celebre (fanno così anche Salisburgo con Mozart o Lucca con Puccini? Di sicuro Napoli con Domenico Fischietti, Legnago con Salieri, Motta di Livenza con Andrea Luchesi, Bitonto con Traetta, Faenza con Sarti, etc. etc.), la Storia della Musica defraudata di una perla, checché se ne pensi, molto importante, una Nazione, l'Italia, che della Musica e dei suoi paladini se ne infischia altamente. Siamo ultimi in Europa ! L'unica vincitrice resta - e chissà per quanto altro tempo continuerà a dominare su questa terra di ex poeti, ex navigatori e di ex musicisti ... - l'indifferenza.
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Stelvio Mestrovich Lucca, febbraio 2001 |