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[Dedicato
al mio grande amico Felix
]
Un temporale minaccia la cittadina di Dignano
d'Istria : è la musica che descrive le parole che vanno a formare
il dramma di Marussa e di Lorenzo, il prologo sa di cupa atmosfera
che, con i suoi lampi e tuoni, svela un inizio d'opera che preannuncia
una fine già segnata. L'inganno tingerà di sangue l'amore di due giovani
e artefice ne sarà proprio il padre di lei, Menico, avaro e crudele,
che vuole che la figlia sposi Nicola, un buon partito, disposto a
rinunciare alla dote. L'orchestra fa ed è il tempo. Dai timbri pastorali
a quelli folkloristici; dalla villotta alla canzone d'amore ; dai
lampi alla preghiera di Marussa del terzo atto e al duello mortale.
Nella cartolina in bianco e nero di Dignano, tra i chiaroscuri di
quell'agglomerato urbano che ricorda la piazza di Soelden della Wally,
l'incontro tra Marussa e Lorenzo genera lo scambio di un pegno d'amore:
la ragazza dona un cuoricino d'oro, il giovane un orecchino. Menico
vede tutto, interviene e si vendica. Con l'aiuto dello stornellatore
Biagio concerta un piano diabolico: trova il dono di Lorenzo che Marussa
aveva nascosto ai piedi di una statuetta della Madonna, incarica una
ingenua fragolaia slava di restituirlo al giovane, facendogli credere
così che l'amore della figlia è finito. Lui cade nell'inganno e, disperato,
rispedisce al mittente il cuoricino d'oro. E' Marussa questa volta
a pensare di essere stata lasciata dall'innamorato e acconsente di
sposare il partito propostole dal padre. Il giorno delle nozze si
scopre la verità, giungendo al fatidico duello che vede la morte dello
sfortunato Lorenzo.
Questa 'Cavalleria rusticana' del Nord-Est dell'autore giuliano Antonio
Smareglia incontrò i favori di Giacomo Puccini e di Franz Lehar, che
ne curò una bella trascrizione per pianoforte.
Le ' Nozze istriane ' , la più bella opera del compositore di Pola,
furono dedicate all' Arciduca Carlo Stefano. Ciò costò salatissimo
a Smareglia, che fu accusato, finché visse (e anche dopo) di austriacantismo.
Se si aggiunge l' incondizionata passione per Wagner e per la musica
tedesca si capisce, ma non si giustifica affatto, l'ottusità degli
impresari e degli editori 'italiani' che rifiutarono i lavori del
compositore istriano. Lodi, invece, e tante, gli vennero da Brahms
e da Hanslick ( Aus dem Tagebuch eines Musikers ) . A Vienna, dove
il Maestro si recò lasciando l'ostile Milano, l'accoglienza fu calorosa
e intenso il legame con i poeti tedeschi.
Di allora le opere ' Il vassallo di Szighet ' ( 1889 ) e ' Cornelio
Schutt ' ( 1893 ), riveduta poi sotto il nome di ' Pittori Fiamminghi
' . Entrambe furono rappresentate al Teatro Imperiale della capitale
asburgica. Il 'Vassallo' gli valse un invito a New York, ma Smareglia
rinunciò, forte come sentì il richiamo della sua terra, di Pola, dove
era nato il 5 maggio dell'anno 1854 da Francesco e Giulia Stiglich
di Lovrana. Si stabilì a Trieste, ma anche lì non evitò persecuzioni
e calunnie, la più clamorosa delle quali fu quella di essere tacciato
di antisemita. Lui che aveva composto canti ebraici !
Colpito da una incurabile e progressiva malattia agli occhi, nel 1900
perse la vista. Ma continuò a comporre, dettando alla moglie, ai suoi
allievi, ai figli. Completò così l'opera 'La Falena' , la quale fu
rappresentata al Teatro Rossini di Venezia il 4 settembre 1897 sotto
la direzione di Gialdino Gialdini e con il libretto del famoso scrittore
irredentista Silvio Benco. La musica piacque, sprigionando grandiosità,
misticismo e bellezza armonica. L'orchestra sostiene, meglio sostituisce
brillantemente personaggi privi di peso scenico. E' il frutto di continui
studi, il genio spesso si costruisce con le lacrime dell'arte, e rimarca
una raffinatezza iniziata con le opere ' Preziosa ' e ' Bianca da
Cervia ' . Difendere Wagner, andare contro Casa Ricordi, imporre le
proprie idee, fu difficile impresa e guerra persa. Ne fece le spese
anche il grande ( e pure lui dimenticato ) Alfredo Catalani. Che nacque
a Lucca un mese dopo lo Smareglia. Curioso parallelismo. Oggi a Lucca
si ricorda Catalani come a Trieste il compositore di Pola. Ma oltre
i confini cittadini ?
Si è scritto che le ' Nozze istriane ' rappresentano un tentativo
di ' fare entrare il popolo nell'opera ' sul tipo di quello che aveva
consentito a Musorgskij di scrivere il ' Boris ' . E' vero e aggiungo
' un tentativo pienamente riuscito ' . Se Mascagni, Giordano, Leoncavallo
hanno sempre il loro ( seppur piccolo ) spazio teatrale, perché dimenticarsi
di Catalani e di Smareglia ? E di quest'ultimo che fine ha fatto il
tanto lodato ' Inno a Tartini ' , il cui manoscritto giace polveroso
nella casa/museo di Tartini a Pirano ? Perché non lo si esegue più
?
Cari critici musicali, el piloto muestra en la tempestad su saber
y su valor.
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