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Quando si è giovani (purtroppo non lo sono più) e si ha la passione
di scrivere, si sogna il successo, ossia che un grosso editore si
entusiasmi del nostro lavoro e decida di pubblicarlo, e quindi di
farlo conoscere ad un pubblico vastissimo. Nella mia città di Lucca
vivevano, quando ero ragazzo, Mario Tobino, Guglielmo Petroni, Enrico
Pea, Arrigo Benedetti, e si faceva strada come critico d'arte (la
pittura) e poi letterario, su le pagine de Il Mondo, il viareggino
Cesare Garboli. Costituivano dei miraggi e delle sirene, visto il
successo di cui godevano. Mi domandavo: se ci sono riusciti loro,
perché non io, che sento il fuoco di questa passione? Lo stesso discorso
valeva per altri miei compagni, naturalmente; ma ora bisogna che introduca
la mia esperienza personale, sperando che sia di utilità per qualcuno.
Mandavo i manoscritti alle maggiori Case editrici e suppergiù la risposta
che ricevevo era la seguente: abbiamo trovato il libro molto interessante,
ma non possiamo inserirlo nei nostri programmi editoriali. Così, stufo
di questo tran tran, mi concentrai sul mio lavoro di banca, che mi
dava da vivere, e mi limitai ad inviare di tanto in tanto qualche
articolo di critica letteraria e qualche racconto, ma anche qualcuna
delle mie poche poesie, a piccole riviste di provincia, con le quali
fu sempre piacevole e gratificante la collaborazione. Venuto in pensione
dieci anni fa, di nuovo mi prende il tarlo della scrittura, e così
torno ad inviare qualche manoscritto ad editori importanti, e cosa
ricevo? Quasi identiche, le risposte di molti anni prima. Bene, mi
sono detto a questo punto, probabilmente ciò che io scrivo non ha
mercato, deve essere questa la verità, e l'editore non intende certo
spendere un centinaio di milioni per uno sconosciuto come me. Devo
allora rinunciare a scrivere? E perché? A me, le cose che scrivo paiono
belle e interessanti, e tali che possano avere un loro pubblico, anche
se in piccolo numero. Quindi, che fare? In un primo momento mi rivolgo
ad una Casa editrice della mia città, che si offre di stamparmi i
libri a pagamento. Dico di sì e le affido, intorno ai primi anni '90,
tre libri. Ma mi accorgo che tutto non funziona a dovere, ed in particolare
non funziona la distribuzione: ossia il libro viene in realtà consegnato
a poche librerie, e finisce molto rapidamente (dopo due, tre giorni)
per essere sommerso dai libri delle grandi Case editrici. Il mio denaro
quindi è volato al vento. E se faccio tutto da solo? Cioè se mi prefiggo
un obiettivo limitato (per esempio alla mia sola provincia, visto
che anche con le piccole Case editrici non si può sperare di più)
e curo tutte le fasi della lavorazione, posso sperare di avere come
minimo lo stesso risultato che ottiene una piccola Casa editrice,
e risparmiare quasi la metà della spesa? Oggi, che ho pubblicato 4
libri e mi accingo a pubblicarne un quinto agli inizi dell'estate,
posso dire di sì: che la cosa non solo è possibile, ma nemmeno difficile.
Se vi interessa, sforzatevi di tenere gli occhi aperti e la mente
desta per meno di cinque minuti ancora.
Cominciamo, intanto, col dire che occorrerà munirsi preliminarmente
di un computer e di un buon programma di scrittura (io uso Word 2000)
e di una stampante laser che consenta la stampa con la modalità a
specchio (ossia, in questa modalità, la pagina scritta dovrà leggersi
come si legge quando la mettiamo davanti ad uno specchio).
Quindi ci mettiamo a scrivere il nostro libro sul computer. Possiamo
già decidere sin dall'inizio le marginature, ma questa è un operazione
che si può fare anche al termine. Io stampo con le seguenti misure:
se si tratta di libro di piccolo formato (quasi tascabile) do i seguenti
margini di scrittura (in centimetri) 11,5 orizzontale e 19,3 verticale.
In questo modo potrò avere un libro finito delle dimensioni 13,5 x
22. Quando devo affrontare un libro molto voluminoso adotto come margini
di scrittura: 14,3 orizzontale e 20,5 verticale, così da avere un
libro finito delle dimensioni di 17 x 24. Per comodità chiamerò in
seguito i due formati, rispettivamente: formato piccolo e formato
grande.
Una volta pronto il testo nelle dimensioni scelte, si passa alla stampante.
Si è detto che essa deve avere tra le sue opzioni quella della stampa
a specchio, poiché ora non stamperemo su carta normale ma su delle
speciali pellicole. Dico speciali, giacché non si tratta di una pellicola
vera e propria, ma di un tipo molto meno costoso che qui da noi in
Toscana chiamiamo "pergamino" (ha un colore latteo, ma sempre trasparente,
e si vende a risme di 500 fogli di dimensione A4: qualsiasi importante
cartoleria o tipografia potrà fornirvele). Ogni foglio costa appena
100/120 lire, quindi la spesa sarà veramente irrisoria. Tenete presente
che fino a mille copie circa il risultato del pergamino è pressoché
equivalente a quello che vi dà la pellicola. Addirittura io ho usato
il pergamino anche per la copertina, scegliendo però la risoluzione
1200 (anziché il solito 300 o 600, ma va egregiamente anche con queste
risoluzioni minori). Dunque, carichiamo il vassoio della stampante
del numero dei pergamini necessari (tante pagine, tanti pergamini),
scegliamo l'opzione a specchio, e diamo il via. La stampante si comporterà
come quando stampa i normali fogli A4, soltanto che in questo caso
vi sfornerà pergamini stampati a specchio: ossia, la parte originale
(quella su cui lavorerà il tipografo) è a specchio, mentre per fare
il controllo di eventuali errori della stampante (inceppamenti, accavallamento
di righe, ecc.) si può girare il pergamino e si avrà la lettura normale.
Il lavoro più grosso (dopo quello, ovviamente, di aver scritto il
libro!) è fatto. Fino a qui non abbiamo speso praticamente nulla (il
costo dei pergamini per un libro di 200 pagine si aggira tra le 20/25
mila lire, qualsiasi sia la dimensione del libro: grande o piccola,
il pergamino è sempre dello stesso formato A4). Abbiamo solo speso
del nostro tempo.
Ora, se vogliamo dar vita ad un libro normale, che possa andare in
libreria, bisogna rivolgersi ad una Tipografia (molte hanno, fra l'altro,
tra le attività statutarie quella di editore, ma non è necessario).
Ci presentiamo dal tipografo con i nostri pergamini (in termine tecnico:
"impianti") e chiediamo il preventivo (praticamente sarà la spesa
viva del libro). Questi che seguono sono i costi - campione che io
sostengo per i miei libri, premettendo che la dimensione non incide
molto sul prezzo, mentre incidono le pagine, che sono misurate in
sedicesimi (un libro di 432 pagine, ad esempio, è costituito da 27
sedicesimi) e la quantità. Gli esempi che darò si riferiscono a 350/400
copie (questo perché se ne ordino 350, il mio tipografo mi dà sempre
qualche decina di copie in più). FORMATO GRANDE (libro 17x24), pagine
432 (27/16mi), copie 350 (è il mio libro "Cencio Ognissanti e la rivoluzione
impossibile" che uscirà a metà estate): costo 5 milioni e mezzo. FORMATO
PICCOLO (libro 13,50x22), pagine 128 (8/16mi), copie 350 (è il mio
libro "La culla della luna" uscito nella primavera 2000): costo 2
milioni. Noterete che nel primo caso il costo per 16mo è di circa
Lire 200.000, mentre nel secondo caso è di circa Lire 250.000. Ciò
perché nel primo caso la maggior quantità di sedicesimi permette di
ripartire meglio le spese fisse di produzione.
Non c'è da spendere altro; di regola il libro è pronto dopo circa
un mese dalla consegna al tipografo dei pergamini (ossia gli "impianti"),
ed è il momento, perciò, di prepararsi alla fase della distribuzione.
Ma prima desidero parlare del codice ISBN. È un codice che vedete
su tutti i libri. Non mi ci perdo, ma è una specie di catalogazione
internazionale del libro. Se lo desiderate, questo numero lo si può
avere in modo assai semplice. Basta scrivere a Editrice Bibliografica
Spa - Agenzia ISBN per l'aerea di lingua italiana - Via Vittorio Veneto,
24 - 20124 MILANO (tel. 02 29006965). Il privato che lo richieda riempiendo
apposito modulo, che riceverà dalla suddetta Agenzia, potrà avere
gratuitamente fino a numero dieci codici ISBN (quindi per 10 libri),
che, ovviamente, indicherà sul pergamino, di solito sotto il copyright.
Sul motore di ricerca ALICE (Indice e Ricerche) o VIRGILIO, digitando
ISBN, si potrà prendere visione di eventuali aggiornamenti
Eccoci, dunque, alla fase della distribuzione, per la qual cosa occorrono
gambe e spalle buone, soprattutto quando si distribuisce in città.
Ecco come faccio io: ripongo in un borsone, che metto a tracolla,
40/50 libri e ne consegno due, tre o quattro, o anche cinque copie,
per libreria. Finita la città, tocca al resto della provincia (Lucca
ha anche Viareggio), ma ci si può muovere agevolmente con l'auto e
fermarsi praticamente vicino alla libreria, dove lascio, a seconda
dell'importanza, 2, 3 e qualche volta 5 copie. Il prezzo dei miei
libri è un prezzo omaggio (Lire 3.000) che compensa il disturbo del
libraio (il quale ha sempre circa il 20% sul prezzo di copertina:
qualcuno, che ha potere contrattuale, chiede anche di più, fino al
30%). Poiché non ho guadagno (anzi...) non devo preoccuparmi di altro.
Chi invece desidera farne un'attività redditizia (ma ricordate che
Mario Tobino, nel suo "Il manicomio di Pechino", si lamentava che,
pur essendo uno scrittore famoso, dovesse continuare a fare il medico
per riuscire a vivere) dovrà avere una partita IVA (ma di questo non
sono i librai a preoccuparsi), e gli amici che traggono guadagno dai
libri, si presentano ogni 5/6 mesi dal libraio per fare i conti, abbiano
o non abbiano la partita IVA. Il libraio, quindi, almeno nelle città
di provincia, ti accoglie bene, e se si è instaurata una certa amicizia,
tiene il tuo libro in bella evidenza anche per qualche mese.
Ed ora una piacevole confessione ed un incoraggiamento ai più pavidi.
Non so come sia potuto accadere, ma, con questo sistema artigianale,
un mio libro è giunto fino a Torino, da dove un bel giorno un critico
famoso mi scrisse la prima lettera di una corrispondenza che ancora
oggi continua. Il 21 marzo è venuto a Lucca e ci siamo finalmente
conosciuti. Beh, non è vero che le vie del cielo sono infinite?
Questo è tutto. Un saluto (con tanti auguri di buona fortuna), poiché
ora vado a leggermi "Quel che si perde" di Vittorio Saltini (edito
a febbraio da Feltrinelli), uno scrittore lucchese che nemmeno so
dove abita, ma che, al contrario di me, sa rinnovare, insieme con
Vincenzo Pardini (edito anche da Mondadori e Bompiani), la buona tradizione
degli scrittori lucchesi.
Bartolomeo Di Monaco
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