| Lino Lista |
| IL FIORE NELLA MACCHIA |
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C'è una stradina, che vien dalla macchia, dove il grecale imperversa e sbatacchia, dove la canna che flette pur scricchia col maestrale che infuria e la picchia. Quella stradina somiglia a una gabbia chiusa da reti, roveti e da sabbia, calano banchi di nebbia la notte, sorci e cornacchie scorrazzano a frotte. Intorno ad essa la zozza boscaglia ch'è detta macchia s'avvolge a tenaglia, piena è d'ortiche, rifiuti e gramigna, chi s'avventura si becca la tigna. Non vi svolazza un fringuello o una quaglia, la cocciniglia perfin se la squaglia, chi vi si caccia cercando le more o tura il naso o dal puzzo vi muore. Scappa la pecchia che impollina i fiori, così s'estinguono i ceppi migliori, pei pochi semi che van nella macchia non si può dir che la vita è una pacchia. Il sol d'estate ne brucia di razze, d'inverno il freddo frantuma le tazze, v'han scaricato le cose più zozze, si mangia immondizia al par delle cozze. A inizio strada c'è un macabro viale, spuntano lugubri fiori del male, aghi macchiati di sangue infantile sovra limoni color della bile. Quivi sul ciglio, scollata la maglia, c'è una lolita di piccola taglia, per giunger fin lì viaggiò mille miglia ed ora campa strizzando le ciglia. In quella strada di scarichi e scabbia germoglia un seme su pugni di sabbia, cresce soltanto stringendo la cinghia con la tormenta che soffia e gli ringhia. A chi lo guarda sul poco di rena il fiorellino fa invidia e fa pena, par che alla sferza del vento si spezzi eppur già un poco attutisce gli olezzi. Nei primi giorni somiglia a un'ampolla, è viola pallida la sua corolla, ha cinque petali come una stella e per compagna una dolce sorella, una composita, tinta giallina, che lo conforta nell'aspra stradina: l'uno con l'altra si fanno da spalla, coloran la via che pare una stalla. Diverrà il fiore viola un arbusto, l'esile stelo sarà come un fusto, insegnerà che ad altissimo costo pur si può crescere in simile posto.
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