Luigi Pulci


da Morgante - Runcisvalle -
E' si vedeva tante spade e mane

      E' si vedeva tante spade e mane,
tante lance cader sopra la resta1,
e' si sentia tante urle e cose strane,
che si poteva il mar dire in tempesta.
Tutto il dì tempellòron le campane,
senza saper chi suoni a morto o festa;
sempre tuon sordi con baleni a secco,
e per le selve rimbombar poi Ecco.

      E' si sentiva in terra e in aria zuffa,
perché Astarotte, non ti dico come,
e Farfarello2 ognun l'anime ciuffa:
e n'avean sempre un mazzo per le chiome,
e facean pur la più strana baruffa,
e spesso fu d'alcun sentito il nome:
- Lascia a me il tale! a Belzebù lo porto. -
L'altro diceva: - È Marsilio ancor morto? -

      E' ci farà stentar prima che muoia.
Non gli ha Rinaldo ancor forbito il muso,
chè noi portiam giù l'anima e le cuoia. -
O ciel, tu par questa volta confuso!
O battaglia crudel, qual Roma o Troia!
Questa è certo più là che al mondano uso.
Il sol pareva di fuoco sanguigno,
e così l'aire d'un color maligno.

      Credo ch'egli era più bello a vedere
certo gli abissi il dì, che Roncisvalle:
ch'e' saracin cadevon come pere,
e Squarciaferro gli portava a balle;
tanto che tutte le infernal bufere
occupan questi, ogni roccia, ogni calle
e le bolge e gli spaldi e le meschite,
e tutta in festa è la città di Dite.

      Lucifero avea aperte tante bocche,
che pareva quel giorno i corbacchini
alla imbeccata, e trangugiava a ciocche
l'anime, che piovean, de' saracini
(che par che neve monachina fiocche),
come cade la manna a' pesciolini:
non domandar se raccoglieva i bioccoli,
e se ne fece gozzi d'anitroccoli!

      E' si faceva tante chiarentane3,
che ciò ch'io dico è, disopra, una zàcchera4:
e non dura la festa mademàne,
crai e postcrài e postcrìgno e posquàcchera,
come spesso alla vigna le Romane;
e chi sonava tamburo, e chi nàcchera,
baldósa e cicutrénna5 e zufoletti,
e tutti affusolati gli scambietti.

      E Runcisvalle pareva un tegame
dove fussi di sangue un gran mortito,
di capi e di peducci e d'altro ossame,
un certo guazzabuglio ribollito,
che pareva d'inferno il bulicàme,
che innanzi a Nesso non fusse sparito;
e 'l vento par certi sprazzi avviluppi
di sangue, in aria, con nodi e con gruppi.
      E la battaglia era tutta paonazza,
sì che il mar Rosso pareva in travaglio.




Luigi Pulci, da Morgante - Runcisvalle -

(1)resta: ferro sul lato destro dell'armatura
(2)Astarotte... Farfarello: i due diavoli che 
   erano entrati nei cavalli di Rinaldo e di Ricciardetto
(3)chiarentane: danze
(4)zacchera: bazzecola
(5)baldosa e cicutrenna: due strumenti musicali