Sannazaro
Icaro Venuta era
Icaro cadde qui: queste onde il sanno
Icaro cadde qui: queste onde il sanno,
che in grembo accolser quelle audaci penne:
qui finìo il corso, e qui 'l gran caso1 avvenne,
che darà invidia agli altri che verranno.

Avventuroso2 e ben gradito affanno,
poi che morendo eterna fama ottenne:
felice chi in tal fato a morte venne,
che sì bel pregio ricompensi il danno.

Ben può di sua ruina esser contento;
s'al ciel volando a guisa di colomba,
per troppo ardir fu esanimato3 e spento:

ed or del nome suo tutto rimbomba
un mar sì spazïoso, un elemento:
chi ebbe al mondo mai sì larga tomba?

(1)'l gran caso: la rovinosa caduta
(2)Avventuroso: fortunato
(3)esanimato: reso esanime

sommario

Venuta era madonna al mio languire

Venuta era madonna al mio languire
con dolce aspetto umano
allegra e bella in sonno a consolarme;
et io prendendo ardire
di dirli quanti affanni ho speso in vano,
vidila con pietate a se' chiamarme,
dicendo: "A che sospire?
a che ti struggi et ardi di lontano?
non sai tu che quell'arme
che fer la piaga, ponno il duol finire?"
Intanto il sonno si partia pian piano;
ond'io, per ingannarme,
lungo spazio volsi gli occhi aprire;
ma da la bianca mano,
che si' stretta tenea, senti' lasciarme.

Autore: J.Sannazaro (Napoli 1455 - 1530)
Corrente: esponente della poesia pastorale.
Note: nel madrigale riportato e' riconoscibile
una apparizione sacra nel sogno, tema gia' caro
alla lirica amorosa.

sommario