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1897-1964
Noi due e l'amica ironia, A braccetto per quella via Così nostra alle ventitré. Il nome, chi lo ricorda? Dalle parti di San Gervasio; Silvio Pellico o Metastasio; C'era sull'angolo in blu. Mi ricordo però del resto: L'ombra d'oro sulle facciate, Qualche raggio nelle vetrate; Agiatezza e onorabilità. Tutto nuovo, le lastre azzurre Del marciapiede annaffiato, Le persiane verdi, il selciato, I lampioni color caffè; Giardinetti disinfettati, Canarini ai secondi piani, Droghieri, barbieri, ortolani, Un signore che guardava in su; Un altro seduto al balcone, Calvo, che leggeva il giornale, Tra i gerani del davanzale Una bambinaia col bébé; Un fiacchere fermo a una porta Col fiaccheraio assopito, Un can barbone fiorito Di seta, che ci annusò; Un sottotenente lucente, Bello sulla bicicletta, Monocolo e sigaretta, Due preti, una vecchia, un lacchè. - Che bella vita - dicesti - Ammogliati, una decorazione, Qui tra queste brave persone, I modelli della città. Che bella vita, fratello! - E io sarei stato d'accordo; Ma un organetto un po' sordo Si mise a cantare: Ohi Marì... E fummo quattro oramai A braccetto per quella via. Peccato! La malinconia S'era invitata da sé. Ardengo Soffici - Intermezzo |