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Pubblicata il: luglio 28, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia anglosassone | Totali visite: 949 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
George Gordon Byron Londra
22/01/1788 Missolungi 19/04/1824

ONDEGGIA OCEANO

Ondeggia, oceano nella tua cupa
E azzurra immensit
A migliaia le navi ti percorrono invano;
L'uomo traccia sulla terra i confini,
Apportatori di sventure,
Ma il suo potere ha termine sulle coste,
Sulla distesa marina
I naufragi sono tutti opera tua,
l'uomo da te vinto,
Simile ad una goccia di pioggia,
S'inabissa con un gorgoglio lamentoso,
Senza tomba, senza bara,
Senza rintocco funebre, ignoto.
Sui tuoi lidi sorsero imperi,
Contesi da tutti a te solo indifferenti
Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine?
Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti.
Poi vennero parecchi tiranni stranieri,
La loro rovina ridusse i regni in deserti;
Non cos avvenne, per te, immortale e
Mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde;
Il tempo non lascia traccia
Sulla tua fronte azzurra.
Come ti ha visto l'alba della Creazione,
Cos continui a essere mosso dal vento.
E io ti ho amato, Oceano,
E la gioia dei miei svaghi giovanili,
Era di farmi trasportare dalle onde
Come la tua schiuma;
Fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
Una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
A me dava gioia,
Perch ero come un figlio suo,
E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
E giuravo sul suo nome, come ora.


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65 L'angoscia sfibrante di un dolore senza tregua mi distoglie, rtalo, da ogni volont di vivere e nell'incertezza di questa sofferenza non penso pi di trovare nelle parole il conforto della poesia: l'onda che nasce dal gorgo di Lete ora, ora bagna il piede pallido ora di mio fratello: strappato ai miei occhi, la terra di Troia

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