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Pubblicata il: agosto 07, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia anglosassone | Totali visite: 1347 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
III.
Il sermone del fuoco

La tenda del fiume rotta: le ultime dita delle foglie
S'afferrano e affondano dentro la riva umida. Il vento
Incrocia non udito sulla terra bruna. Le ninfe son partite.
Dolce Tamigi, scorri lievemente, finch non abbia finito il mio Canto.
il fiume non trascina bottiglie vuote, carte da sandwich,
Fazzoletti di seta, scatole di cartone, cicche di sigarette
O altre testimonianze delle notti estive. Le ninfe son partite.
E i loro amici, credi bighelloni di direttori di banca della City;
Partiti, e non hanno lasciato indirizzo.
Presso le acque dei Lemano mi sedetti e piansi...
Dolce Tamigi, scorri lievemente, finch non abbia finito il mio canto.
Dolce Tamigi, scorri lievemente, perch il mio canto non alto n lungo.
Ma alle mie spalle in una fredda raffica odo
Lo scricchiolo delle ossa, e il ghigno che fende da un orecchio all'altro.
Un topo si insinu con lentezza fra la vegetazione
Strascicando il suo viscido ventre sulla riva
Mentre stavo pescando nel canale tetro
Una sera d'inverno dietro il gasometro
Meditando sul naufragio del re mio fratello
E sulla morte del re mio padre, prima di lui.
Dei bianchi corpi ignudi sul suolo molle e basso
E ossa,gettate in una piccola soffitta bassa e arida,
Smosse solo dal piede del topo, un anno dietro l'altro.
Ma alle mie spalle di tanto in tanto odo
Suoni di trombe e motori, che condurranno
Sweeney da Mrs. Porter a primavera.
Oh la luna splendeva lucente su Mrs. Porter
E su sua figlia
Che si lavano i piedi in soda water
Et O ces voix d'enfants, cbantant dans la coupole!

Tuit tuit tuit
Giag giag giag giag giag giag
Cos brutalmente
forzata.
Tiri

Citt irreale
Sotto la nebbia bruna di un meriggio invernale
Mr. Eugenides, il mercante di Smirne,
Mal rasato, con una tasca piena d'uva passa
C.i.f. London: documenti a vista,
M'invit in un francese demotico
Ad una colazione al Cannon Street Hotel
Seguita da un weekend al Metropole.

Nell'ora violetta, quando gli occhi e la schiena
Si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende
Come un tass che pulsa nell'attesa,
Io Tiresia, bench cieco, pulsando fra due vite,
Vecchio con avvizzite mammelle di donna, posso vedere
Nell'ora violetta, nell'ora della sera che contende
Il ritorno, e il navigante dal mare riconduce al porto,
La dattilografa a casa all'ora dei t, mentre sparecchia la colazione, accende
La stufa, mette a posto barattoli di cibo conservato.
Pericolosamente stese fuori dalla nestra
Le sue combinazioni che s'asciugano toccate dagli ultimi raggi del sole,
Sopra il divano (che di notte il suo letto)
Sono ammucchiate calze, pantofole, fascette e camiciole.
Io Tiresia, vecchio con le mammelle raggrnzite,
Osservai la scena, e ne predissi il resto -

Anch'io ero in attesa dell'ospite atteso.
Ed ecco apriva il giovanotto foruncoloso,
Impiegato d'una piccola agenzia di locazione, sguardo ardito,
Uno di bassa estrazione a cui la sicurezza
S'addice come un cilindro a un cafone rifatto.
Ora il momento favorevole, come bene indovina,
Il pasto ormai finito, e lei annoiata e stanca,
Lui cerca d'impegnarla alle carezze
Che non sono respinte, anche se non desiderate.
Eccitato e deciso, ecco immediatamente l'assale;
Le sue mani esploranti non incontrano difesa;
La sua vanit non pretende che vi sia un'intesa, ritiene
L'indifferenza gradita accettazione.
(E io Tiresia ho presofferto tutto
Ci che si compie su questo stesso divano o questo letto;
lo che sedei presso Tebe sotto le mura
E camminai fra i morti che pi stanno in basso.)
Accorda un bacio finale di protezione,
E brancola verso l'uscita, trovando le scale non illuminate...

Lei si volta e si guarda allo specchio un momento,
Si rende conto appena che l'amante uscito;
il suo cervello permette che un pensiero solo a met formato
Trascorra: Bene, ora anche questo fatto: lieta che sia finito.
Quando una donna leggiadra si piega a far follie
E percorre di nuovo la sua stanza, sola,
Con una mano meccanica i suoi capelli ravvia,
E mette un disco a suonare sul grammofono.

Questa musica presso di me scivolava sull'acque
E lungo lo Strand, fino alla Queen Victoria Street.
O citt, citt, talvolta posso udire vicino
A una qualsiasi taverna in Lower Thames Street
Il lamento piacevole di un mandolino,
E dentro chiacchiere e altri rumori
L dove a mezzogiorno i pesciaioli riposano:
Dove le mura di Magnus Martir contengono
Uno splendore inesplicabile di bianco e oro ionici.
Il fiume trasuda
Olio e catrame
Le chiatte scivolano
Con la marca che si volge
Vele rosse
Ampie
Sottovento, ruotano su pesanti alberature.
Le chiatte sospingono
Tronchi che vanno alla deriva
Verso il tratto di fiume di Greenwich
Oltre l'Isola dei Cani.
Weialala lcia
Wallala Iciaiala

Elisabetta e Leicester
Remi che battono
La prua era formata
Da una conchiglia dorata
Rossa e oro
L'agile flusso dell'onda
Si frangeva su entrambe le rive
Il vento di sud ovest
Con la corrente portava
Lo scampanio delle campane
Torri bianche
Weialala leia
Wallala Ieialala

Tram e alberi polverosi.
Highbury mi fe'. Disfecemi
Richmond e Kew. Vicino a Richmond alzai le ginocchia
Supina sul fondo di una stretta canoa.

I miei piedi sono a Moorgate, e il mio cuore
Sotto i miei piedi. Dopo il fatto
Egli pianse. Promise "un nuovo inizio".
Non feci commento. Di cosa mi dovrei rammaricare?

Sulle Sabbie di Margate.
Non posso connettere
Nulla con nulla.
Le unghie rotte di mani sporche.
La mia gente, gente modesta che non chiede
Nulla.
la la

Poi a Cartagine venni

Ardere ardere ardere ardere
O Signore Tu mi cogli
O Signore Tu cogli

bruciando


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