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Pubblicata il: ottobre 16, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia anglosassone | Totali visite: 1303 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
William Butler Yeats

LA TORRE


I.

Che cosa devo fare di questo assurdo,
O cuore, o cuore turbato, di questa caricatura,
Dell'et decrepita che m' stata legata
Come alla coda d'un cane?
Mai io ebbi
Pi eccitata, pi appassionata, pi immaginosa
Fantasia, n orecchio, n occhio
Che pi si aspettassero l'impossibile,
No, nemmeno nell'infanzia, quando con lenza e insetto,
O con il pi umile verme, salivo il dorso dei Ben Bulben
E avevo tutta la lunga giornata d'estate davanti a me.
Sembra ch'io debba invitare la Musa a far fagotto,
Scegliere Platone e Plotino per amici
Finch la fantasia e l'orecchio e l'occhio
Imparino ad accontentarsi di disquisizioni e occuparsi
Di cose astratte; o essere deriso da
Una sorta d'ammaccato pentolino alle calcagna.

II
Cammino sulla merlata e guardo
Le fondamenta d'una casa, o dove
Albero, simile a un dito fuligginoso, sorge dalla terra;

E spiego la fantasia
Sotto il raggio declinante del giorno, e chiamo
Immagini e memorie
Dal rudere e dagli alberi antichi,
Perch vorrei fare una domanda a essi tutti.

Dietro quel crinale stava la Signora French, e una volta,
Quando ogni candeliere d'argento o doppiere
Illuminavano il mogano oscuro e il vino,
Un servo, capace di divinare
Ogni desiderio di quella onoratissima signora,
Corse, e con le cesoie del giardiniere
Mozz le orecchie d'un fattore imertinente
E le port a lei in un piattino coperto.

Alcuni ricordavano ancora, quand'ero giovane,
Una contadinella celebrata in una canzone,
Vissuta in qualche parte di quei luoghi rocciosi,
E lodavano il colore del suo volto,
E trovavano pi gioia nel lodarla,
Ricordando che, s'ella vi passava,
I fattori s'accalcavano alla fiera,
Tanto fukore conferiva il canto.

E alcuni, esaltati dalle rime,
E dall'aver brindato in suo onore venti volte,
Si levavano dal tavolo e proclamavano giusto
Di mettere la loro fantasia alla prova degli occhi
Ma scambiavano la luce della luna
Per la prosaica luce del giorno -
La musica li aveva dissennati -
E uno di essi anneg nella grande palude di Cloone.

Strana cosa, ma l'uomo che compose il canto era cieco;
Tuttavia, a ripensarci, non trovo
La cosa affatto strana; la tragedia cominci
Con Omero, ch'era cieco,
Ed Elena ha tradito tutti i cuori viventi.
Oh, possano la luna e la luce del sole sembrare
Un solo raggio inestricabile,
Perch se io trionfo far impazzire gli uomini.

E io stesso ho creato Hanrahan
E l'ho fatto uscire ebbro o sincero nell'alba
Da un qualche luogo delle case vicine.
Irretito dai malefizi d'un vecchio
Incespic, capitombol, brancic qua e l,
E n'ebbe in compenso le ginocchia rotte
E un orrendo splendore di desiderio;
Tutto questo immaginai vent'annni fa:

Alcuni buoni diavoli mescolavano carte in un cortile antico;
E quando fu la volta di quel vecchio cialtrone
Egli cos streg le carte sotto il pollice
Che tutte meno una sola divennero
Una muta di cani e non un mazzo di carte,
E quella egli trasform in lepre.
Hanrahan si lev come invasato
E segu gli animali latranti verso...

Ahim, ho dimenticato verso che cosa... basta!
Devo far parola d'un uomo che n amore
N musica n l'orecchio mozzo d'un nemico
Potevano, tanto era angosciato, rallegrare;
Un personaggio divenuto a tal punto favoloso
Che nessuno rimasto a raccontare
Quando finisse i suoi giorni da cane:
Un vecchio padrone di questa casa andato in rovina.

Prima di quel crollo, per secoli,
Rozzi armigeri, con i legacci incrociati sino al ginocchio,
O calzati di ferro, salivano le strette scale,
E certi armigeri v'erano,
La cui parvenza, riposta nella Grande Memoria,
Yiene con alto grido e petto ansimante
A rompere il riposo d'un dormiente
Mentre grossi dadi di legno battono sul tavolo.

Poi che tutti io vorrei interrogare, venga ognuno che pu;
Venga il vecchio bisognoso sopra il suo ronzino;
E porti il cieco fantasioso landatore della bellezza;
L'uomo rosso che il giocoliere mand
Attraverso campi abbandonati da Dio; la Signora French,
Dotata d'un orecchio cos fine;
L'uomo annegato nel fango d'una pallide,
Quando muse beffarde scelsero la contadinella.

Tutti i vecchi e le vecchie, e ricchi e poveri,
Che calcarono queste rocce o varcarono questa porta,
Imprecarono, in pubblico o in segreto,
Come io ora faccio, contro la vecchiezza?
Ma ho trovato una risposta in quegli occhi impazienti d'andar via;
Andate, dunque; ma lasciate Hanrahan,
Poiche ho bisogno di tutte le sue possenti memorie.

Vecchio vizioso con un amore in ogni vento,
Evoca da quella tua profonda mente sagace
Tutto ci che hai scoperto nella tomba,
Perch di sicuro tu hai
Calcolato ogni imprevista, cieca
Caduta, allettato da un occhio suadente,
O da un tacco o un sospiro,
Nel labirinto d'un'altra creatura;

Si sofferma di pi la fantasia
Sopra una donna avuta o una donna perduta?
Se sopra la perduta, ammetti che tu ti scostasti
Da un grande labirinto per orgoglio,
Codardia, qualche sciocco pensiero troppo scaltro,
O quel che un tempo si chiam coscienza;
E che se il ricordo, ricorra, il sole
Fntra in ecelissi e il giorno cancellato.

III.
E' tempo ch'io faccia testamento;
Scelgo uomini ritti in piedi
Che risalgono i torrenti sin dove
Sgorga la polla, e all'alba
Gettino la lenza a fianco
Della pietra stillante; dichiaro
Ch'essi dovranno essere credi del mio orgoglio,
Orgoglio di gente che non era
Legata n a Causa n a Stato,
Non a schiavi sputacchiati,
N a tiranni che sputavano;
Della gente di Burke e di Grattan,
Che dava, sebbene libera di rifiutare..
Orgoglio, pari a quello del mattino,
Quando la luce precipita sciolta,
O del corno favoloso,
O dell'acquazzone improvviso
Quando tutti i torrenti sono secchi,
O dell'ora
Che il cigno deve fissare l'occhio
Sopra un barlume che svanisce,
Remigare sopra un lungo
Ultimo tratto di fiume scintillante,
E l cantare il suo ultimo canto.
E dichiaro la mia fede:
Irrido al pensiero di Plotino
E grido in faccia a Platone
Che vita e morte non furono
Fin che l'uomo non cre il tutto,
Armi e bagaglio,
Dalla sua anima amara,
S, sole e luna e Stella tutto,
E aggiungete a questo ancora
Che, morti, noi sorgiamo,
Sognamo e cos creiamo
Il Paradiso translunare.
Ho preparato la mia pace
Con dotti cimeli italiani
E le orgoglioso pietre della Grecia,
Fantasie di poeta
E memorie d'amore,
Memorie di parole di donne,
E tutte le cose di cui
L'uomo fa un sovrumano
Sogno a somiglianza di specchio.

Come nella feritoia lass
Le cornacchie ciarlano e stridono,
E accumulano ramoscelli, strato su strato.
Quando saranno ben alti,
La cornaochia madre poser
Sulla concava cima,
E in tal modo, riscalder il suo nido selvaggio.

Lascio la fede e l'orgoglio
Ai giovani ritti in piedi
Che salgono il fianco della montagna
Per gettare nell'onda un insetto
Allo scoppiare dell'alba;
Anch'io foggiato di quel metallo
Sin ch'esso fu spezzato
Da quest'arte sedentaria.

Ora far la mia anima,
Costringendola a studiare
In una dotta scuola
Sin che il naufragio del corpo,
Il lento decadere dei sangue,
Lo stizzoso delirio
O l'ottusa decrepitezza,
O qualsiasi peggior male possa venire
La morte degli amici, o la morte
D'ogni occhio scintillante
Che mozzava il fiato in gola -
Paiano non altro che nubi del cielo
Quando l'orizzonte svanisce;
O il grido sonnadchioso d'un uccello
Tra l'ombre che s'addensano.


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