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Pubblicata il: agosto 12, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1130 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Cesare Pascarella

ER MORTO DE CAMPAGNA

1881

I

C'erimo io, Peppetto de li Monti,
Checco Cacca, Gigetto Canipella.
Chi antro c'era?...L'oste a via Rasella,
Stefeno er tornitore a Tor de Conti.

E, me pare, er droghiere a li du' Ponti,
Cencio la Quaja, Zio de la Renella,
Er Teoligo, Peppe... e la barella.
All'una e un quarto stamio tutti pronti.

Prima d'usci', mannassimo Nunziata
A giocacce dar Sordo un ambo sciorto:
Cinque mortorio e trenta la giornata.

Poi sentissimo bene da Gregorio,
Er mannataro, dove stava er morto,
E uscissimo a le due da l'Oratorio.


II


Quanno stamo un ber po' for de le mura,
Dice: -- Passamo pe' la scortatora,
-- Ah, Nino, dico, si nun sicura,
Bada che non uscimo pi de fora.

-- Ma, dice, annamo, nun av' paura:
Ce venni a caccia pe' la Cannelora. --
E annamo. Peppe mio, che fregatura!
Stassimo pe' la macchia un frego d'ora.

Sotto a le Capannelle de Marino
Trovassimo 'na fila de carretti,
Che veniveno a Roma a port' er vino;

E a forza de strillaje li svejassimo,
Che dormiveno tutti, poveretti;
E l a lo scuro je lo domannassimo.


III


-- Avete visto gnente un ammazzato?
Dice -- Vortate gi pe' 'ste spallette,
Annate a dritta, traversate er prato;
Quanno sete arrivati a le Casette,

Domannatelo a l'oste der Curato
Che ve l'insegna. -- Quanto ce se mette?
Dice: -- si annate a passo scellerato
Ce metterete sempre un par d'orette --

Ritornassimo addietro viciversa,
Fijo de Cristo! co' le cianche rotte.
Quanno stassimo sotto a la Traversa,

L, li carretti ce se slontanorno,
E noi daje a gir, tutta la notte
Finch a la fine ce se fece giorno.


VI


Che giornata, Madonna! Nera, nera,
Che pareva dipinta cr carbone,
Che proprio nun te fo esagerazione,
Era matina e ce pareva sera.

Se mettessimo sotto a 'na macra
Morti de fame pe' magn' un boccone.
Venne un'acqua! Ce prese 'no sgrullone
Che nun vedemio pi celo n tera.

Spiobbe. Se rimettessimo in cammino;
Ma indovinece un po'? Riannamo a sbatte'
Sotto a le Capannelle de Marino.

Ma basta, er fatto sta, tanto cercassimo
Immezzo a li canneti, pe' le fratte,
Pe' li fossi, che arfine lo trovassimo.


V


Stava infrociato l a panza per aria,
Vicino a un fosso, accanto a 'na grottaccia,
Impatassato drento a la mollaccia...
C'era 'na puzza ch'appestava l'aria.

Le cornacchie e li farchi da per aria
Veniveno a beccjese la faccia,
E der pezzo de sopra de le braccia
C'era rimasto l'osso. Che barbaria!

E ne l'arzallo pe' portallo via,
Je trovassimo sotto un istrumento
Lungo cus, che mo sta in Pulizia.

Poi don Ignazio disse le preghiere;
E tornassimo co' le torcie a vento,
Pe' la macchia, cantanno er Miserere.


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