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Pubblicata il: luglio 28, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 853 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
CHE LINGUE CURIOSE!

Sta tu' Francia sar una gran citt,
Ma li francesi che nascheno l
Hanno una certa gorgia de parl
Che ssia 'mazzato chi li po' cap.

La ttre e ttre nun fa sei, tre e ttre ffa ss,
E quanno robba tua, sette a ttu.
Pe d de s, se burla er porco: u:
E chi v d de no dice: nep.

E m'aricordo de quer zor monz
Che pprotenneva che dicenno a ss,
Dicessi abbasta, nun ne vojo pi.

E de quell'antro che me se maggn,
'Na colazzione d'affogacce un Re,
E me ce disse poi che diggiun?!.

Roma, 7 dicembre 1831

CHE LINGUE CURIOSE!
Questa tua Francia sar una gran citt,
Ma i francesi che nascono l,
Hanno un certo modo di parlare
Che accidenti a chi li capisce.

La tre pi tre non fa sei, tre pi tre fa s[1] ,
E quando roba tua, set'a tu[2]
Per dir di s, si burla il maiale: u[3]:
E chi vuol dir di no dice: nep[4].

E mi ricordo di quel signor mons[5]
Che pretendeva che dicendo a s[6],
Dicesse basta, non ne voglio pi.

E di quell'altro che mi si mangi,
Una colazione tale da affogarci un Re,
E mi disse poi che digiun[7]?!.

Roma, 7 dicembre 1831
[1] Six (sei); notare come l'intero sonetto sia composto da versi tronchi per simulare la cadenza della lingua francese.
[2] C'est toi.
[3] Oui.
[4] Ne pas.
[5] Corruzione di monsieur.
[6] Assez.
[7] Dal verbo djeuner.


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