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Pubblicata il: luglio 28, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1126 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Gioacchino Belli

Er Commercio libbero

Be'? So' pputtana, venno la mi' pelle:
Fo la miggnotta, si, sto ar cancelletto:
Lo pijo in quello largo e in quello stretto:
C' gnent'antro da d? Che cose belle!

Ma ce s stat'io puro, sor cazzetto,
Zitella com'e tutte le zitelle;
E mo nun c' chi avanzi bajocchelle
Su la lana e la paja der mi' letto.

Sai de che me laggn'io? No der mestiere
Che ssara bell'e bono, e quanno butta
Nun p ttrovasse ar monno antro piacere.

Ma de ste dame che stanno anniscoste
Me laggno, che, vedenno quanto frutta
Lo scortico, ciarrubbeno le poste.

IL LIBERO COMMERCIO
Ebbene? Sono puttana, vendo la mia pelle:
Faccio la prostituta, s, sto al cancelletto[1] :
Lo prendo in quello largo e in quello stretto[2]:
C' nient'altro da dire? Che belle cose![3]

Ma, signor babbeo, sono stata anch'io
Vergine come tutte le ragazze;
E adesso non v' alcun debitore
Sulla lana e la paglia del mio letto.[4]

Sai di cosa mi lagno? Non del mestiere
Che sarebbe bello e buono, e quando rende
Non pu trovarsi al mondo altro piacere.

Ma di queste dame che stanno nascoste
Mi lagno, le quali, vedendo quanto frutta
L'attivit, ci rubano i clienti.


Roma, 16 dicembre 1832
Note
[1] Le prostitute usavano mostrarsi da locali che davano sulla strada chiusi da un cancello basso, cos che la parte superiore agiva da finestra.
[1] Evidente allusione a... varie pratiche sessuali.
[1] Evidentemente obiettando ad una critica mossale.
[1] L'intera frase ha il significato di:
"E ora non vi nessuno che non abbia conosciuto il mio letto".


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