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Pubblicata il: luglio 28, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1018 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
ER LOGOTENENTE

Come intese a ciarl der cavalletto,
Presto io curze dar zor Logotenente:
"Mi' marito... Eccellenza... un poveretto
Pe carit... Ch nun ha ffatto gnente".

Dice: "Mettet'a ssede". Io me ce metto.
Lui cor un zenno manna via la gente:
Po' me s'accosta: "Dimme un po' gruggnetto,
Tu' marito lo vi reo o innocente?"

"Innocente", dich'io; e lui: "Ci gusto"
E detto-fatto quer faccia d'abbreo
Me schiaffa la man-dritta drent'ar busto.

Io sbarzo in piede, e strillo: "Eh sor cazzeo..."
E lui: "Fijola, quer ch' giusto giusto:
Annate via: vostro marito reo".

Roma, 6 novembre 1832

IL LUOGOTENENTE
Appena udii parlare del cavalletto [1]
Corsi presto dal signor Luogotenente:
"Mio marito... Eccellenza... un poveretto
Per carit... Perch non ha fatto niente".

Dice "Mettiti a sedere". Io mi ci metto.
Lui con un cenno manda via la gente:
Poi mi si acosta: "Dimmi un po', musetto,
Tuo marito lo vuoi reo o innocente?"

"Innocente", io dico; e lui: "Mi fa piacere";
E, detto fatto, quella faccia d'ebreo[2]
Mi infila la mano sinistra nel busto.

Io balzo in piedi, e strillo: "Ehi, signor babbeo..."
E lui: "Figliola, quel ch' giusto giusto:
Andate via: vostro marito reo".

Roma, 6 novembre 1832
[1] Il "cavalletto" era una pena corporale, consistente in nerbate sul deretano (annota lo stesso Belli), che aveva da poco sostituito l'ancor pi crudele "corda", in base alla quale i condannati venivano legati per i polsi ad una carrucola e rudemente tirati su e lasciati ricadere un numero di volte, ci che spesso causava loro la slogatura delle spalle.
[2] Per il popolino i non-cristiani non erano persone, ma semplicemente "ebrei", "turchi", "mori", ecc., e sottoposti a feroci discriminazioni. "Faccia d'ebreo" era dunque un pesante insulto.


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