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Pubblicata il: luglio 15, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1698 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
ER VOTO

Senti st'antra. A Ssan Pietro e Marcellino
Ce stanno certe moniche befane,
C'aveveno pe voto er contentino
De maggn ttutto-quanto co le mane.

Vedi si una forchetta e un cucchiarino,
Si un cortelluccio pe ttajacce er pane,
Abbi da offenne Iddio! N'antro tantino
Leccaveno cor muso com'er cane!

Pio Ottavo per, bona-momoria,
Che vedde una matina quer porcaro,
Je disse: "Madre, e che v d sta storia?

Sete state avvezzate ar monnezzaro?!
Che voto! un cazzo. A dio p dasse groria
Puro co la forchetta e cor cucchiaro".

Roma, 2 febbraio 1833

IL VOTO[1]
Ascolta quest'altra. A San Pietro e Marcellino
Ci sono certe monache orribili,[2]
Che per voto avevano la bella abitudine
Di mangiare tutto quanto con le mani.

Ma tu guarda se una forchetta e un cucchiaino,
Se un coltellino per tagliare il pane,
Debbano offendere Iddio! Mancava poco
Che leccassero col muso come il cane!

Pio Ottavo, per, buon'anima,
Che una mattina vide quella porcheria,
Disse loro: "Madre, cosa significa questo andazzo?

Siete state educate al mondezzaio?
Quale voto! un accidenti. Si pu dare gloria a dio
Anche con la forchetta e col cucchiaio".

Roma, 2 febbraio 1833
[1] La regola degli ordini mendicanti prevedeva spesso disposizioni e divieti curiosi o assurdi.
[2] Dicesi "befana" una donna brutta, antipatica, vecchia, laida, ecc...


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