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Pubblicata il: luglio 21, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 869 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
ER ZAGRIFIZZIO D'ABBRAMO
II


Doppo fatta un boccon de colazzione
Partirno tutt'e quattro a giorno chiaro,
E camminorno sempre in orazzione
Pe quarche mijo ppi der centinaro.

"Semo arrivati: al", disse er vecchione,
"Incollete er fascetto, fijo caro":
Poi, vortannose in l, fece ar garzone:
"Aspettateme qui voi cor zomaro".

Saliva Isacco, e diceva: "Pap,
Ma diteme, la vittima indov' ?"
E lui j'arisponneva: "Un po' ppi in l".

Ma quanno finarmente furno s,
Strill Abbramo ar fijolo: "Isacco, a tte,
Faccia a tterra: la vittima sei tu".

Roma, 16 gennaio 1833

TRADUZIONE

IL SACRIFICIO D'ABRAMO
II


Dopo fatta un po' di colazione
Partirono tutti e quattro all'alba,
E camminarono sempre in preghiera
Per un po' pi di cento miglia.

"Siamo arrivati: di", disse il vegliardo,
"Cricati il fascetto, figlio caro":
Poi, voltandosi in l, disse al garzone:
"Voi aspettatemi qui con l'asino".

Saliva Isacco, e diceva: "Pap,
Ma ditemi, la vittima dov'?"
E lui gli rispondeva: "Un po' pi in l".

Ma quando finalmente furono s,
Abramo grid al figliolo: "Isacco, a te,
Faccia in terra: la vittima sei tu".

Roma, 16 gennaio 1833


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