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Pubblicata il: luglio 21, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 860 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
ER ZAGRIFIZZIO D'ABBRAMO
III


"Pacenza", dice Isacco ar zu' padraccio,
Se butta s'una pietra inginocchione,
E quer boja de padre arza er marraccio
Tra cap'e collo ar povero cojone.

"Fermete, Abbramo: nun cal quer braccio",
Strilla un Angiolo allora da un cantone:
"Dio te vorze prov co sto setaccio..."
Bee, bee... Chi quest'antro! un pecorone.

Inzomma, amici cari, io gi sso' stracco
D'ariccontavve er fatto a la distesa.
La pecora mor: fu sarvo Isacco:

E quella pietra che m'avete intesa
Mentov ssur pi bello de l'acciacco,
Sta a Roma, in Borgo-novo, in d'una chiesa.

Roma, 16 gennaio 1833

TRADUZIONE

IL SACRIFICIO D'ABRAMO III
III

"Pazienza", dice Isacco al suo crudele padre,
Si butta su una pietra inginocchiato,
E quel padre malvagio alza il coltello[1]
Tra capo e collo del povero sempliciotto.

"Fermati, Abramo: non calare quel braccio",
Strilla allora un Angelo da un angolo:
"Dio ti volle provare con questo setaccio..."[2]
Bee, bee... Chi quest'altro! un montone.

Insomma, amici cari, io gi son stanco
Di raccontarvi il fatto per esteso.
La pecora mor: fu salvo Isacco:

E quella pietra che mi avete udito
Menzionare sul pi bello del sopruso,
Sta a Roma, in Borgo Nuovo, in una chiesa.[3]

Roma, 16 gennaio 1833
[1] Nel dialetto romano, 'boja' soprattutto usato nel senso di 'malvagio', 'perfido'.
[2] Ti volle mettere alla prova, metaforicamente, come si passava al setaccio la farina.
[3] La chiesa era S.Giacomo Scossacavalli, che sorgeva nell'antico quartiere di Borgo Nuovo, demolito negli anni '30 per realizzare via della Conciliazione.


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