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Pubblicata il: luglio 28, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1203 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
LA DISPENZA DER MADRIMONIO

Quella stradaccia me la s lograta:
Ma quanti passi me ce fussi fatto
Nun c'era da otten pe gnisun patto
De potemme spos co mi' cuggnata.

Io c'ero diventato mezzo matto,
Perch, dico, ch'ed sta baggianata
C'una sorella l'ho d'av assaggiata
E l'antra no! nun l'istesso piatto?

Finarmente una sera l'abbataccio
Me disse: "Fijo se ce stata coppola,
Prvelo, e la licenza te la faccio".

"Benissimo Eccellenza", io j'arisposi:
Poi curzi a casa, e, pe nu d una stroppola,
M'incoppolai Presseda, e ssemo sposi.

Roma, 20 dicembre 1832

LA DISPENSA DI MATRIMONIO
Quella stradaccia l'ho logorata[1]:
Ma per quanti passi vi abbia fatto
Non riuscivo ad ottenere in alcun modo
Di potermi sposare con mia cognata.

Ero diventato mezzo matto,
Perch, io dico, cos' questa stupidaggine
Per cui avevo potuto assaggiare una delle sorelle
E l'altra no! non sono la stessa cosa?

Finalmente una sera l'abate
Mi disse: "Figlio, se c' stata copula,
Provalo, e la licenza te la faccio".

"Benissimo Eccellenza", gli risposi:
Poi corsi a casa, e, per non dire una buga,
Possedetti Prassede[2], e fummo sposi.

Roma, 20 dicembre 1832
[1] La strada dov'erano gli uffici del vicariato che si occupavano di legislazione matrimoniale.
[2] La cognata del protagonista. Il verbo "incoppolare", che cos efficacemente allude all'atto sessuale, una corruzione del burocratico "copulare".


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