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Pubblicata il: luglio 17, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1260 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
LI FRATI D'UN PAESE

Senti sto fatto. Un giorno de st'istate
Lavoravo ar convento de Genzano,
E ssentivo de sopra ch'er guardiano
Tirava gi biastime a carrettate;

Perch, essenno le gente aridunate
Per cant la novena a ssan Cazziano,
Cerca qua, chiama l, quer zagristano
Drento a le celle nun trovava un frate.

Era vicino a notte, e un pispillorio
Gi se sentiva in de la chiesa piena,
Quanno senti che ffa ppadre Grigorio.
Curze a intocc la tevola de cena,
E appena che fu empito er refettorio
Disse: "Al, frati porci, a la novena!".

Terni, 8 novembre 1832

TRADUZIONE

I FRATI DI UN PAESE
Senti questo fatto. Un giorno, quest'estate,
Lavoravo al convento di Genzano,[1]
E sentivo che di sopra il guardiano
Tirava gi bestemmie in gran quantit.

Perch, essendo la gente radunata
Per cantare la novena a San Cassiano[2],
Cerca di qu, chiama di l, quel sagrestano
Nelle celle non trovava neppure un frate.

La notte si avvicinava, e un bisbiglo
Gi si sentiva nella chiesa piena,
Quando senti che f padre Gregorio.

Corse a suonare il campanello della cena
E appena si fu riempito il refettorio
Disse: "Avanti, frati empi, alla novena!"

Terni, November 8th 1832
[1] Genzano una cittadina appena a sud di Roma, nei Castelli Romani
[2] Cazziano ovviamente un gioco di parole fra il nome del santo e cazzo; questi accostamenti giocosi fra sacro e profano sono assai frequenti nel dialetto romanesco.


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