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Pubblicata il: luglio 17, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 997 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
LI SPIRITI
III

Tu conoschi la moje de Fichetto:
B, lei giura e spergiura ch'er zu' nonno,
Stanno una notte tra la vej'e 'r zonno,
Se sent ff un zospiro accapalletto.

Arz la testa, e ne sent un siconno.
Allora lui cor fiato ch'ebbe in petto
Strill: "Spirito bono o maledetto,
Di' da parte de Dio; che cerchi ar monno?"

Dice: "Io mill'anni addietro ero Badessa,
E in sto logo che stava er dormitorio
Cor un cetrolo me sfonnai la fessa.

Da' un scudo ar piggionante, a don Libborio,
Pe ffamme li sorcismi e d una messa,
Si me vi libber dar purgatorio".

Roma, 17 novembre 1832

TRADUZIONE

GLI SPIRITI[1]
III
Tu conosci la moglie di Fichetto[2]:
Beh, lei giura che suo nonno,
Una notte nel dormiveglia,
Si sent fare un sospiro a capo del letto.

Alz la testa, e ne sent un secondo.
Allora con quanto fiato aveva in petto
Strill: "Spirito buono o maledetto,
D in nome di Dio; cosa cerchi al mondo?"

Disse: "Mille anni fa ero Badessa,
E in questo luogo dov'era il dormitorio
Mi penetrai con un cetriolo.[3]

Dai uno scudo al pigionante, a don Liborio,
Per farmi gli esorcismi e farmi dire una messa,
Se vuoi liberarmi dal purgatorio".

Roma, 17 novembre 1832


[1] Questo il terzo di cinque sonetti col medesimo titolo, scritti fra il 16 e il 22 novembre.
[2] Fichetto un soprannome.
[3] La traduzione letterale un po' forte: "Mi sfondai la vulva con un cetriolo." (si noti che "cetriolo" anche uno dei mille eufemismi con i quali a Roma si indica l'organo genitale maschile). Di nuovo, un tipico contrasto fra un personaggio religioso, la Badessa, e una pratica decisamente... profana.


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