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Pubblicata il: luglio 28, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 1029 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
L'INNUSTRIA

Un giorno che arrestai propio a la fetta,
Senz'av manco l'arma d'un quadrino,
Senti che cosa fo: curro ar camino
E roppo in quattro pezzi la paletta.

Poi me l'invorto sott'a la giacchetta,
E vado a spasso pe Campovaccino
A aspett quarche ingrese milordino
Da daje 'na corcata co l'accetta.

De fatti, ecco che vi quer c'aspettavo.
"Siggnore, guardi un po' quest'anticaja
C'avemo trovo jeri in de lo scavo?"

Lui se ficca l'occhiali, la scannaja,
Me mette in mano un scudo e dice: "Bravo!"
E accus a Roma se pela la quaja.

Roma, 23 dicembre 1832


L'ARRANGIARSI
Un giorno che rimasi proprio al verde,
Senza avere nemmeno l'ombra di un quattrino,
Senti cosa faccio: corro al camino
E rompo in quattro pezzi la paletta.

Poi me la avvolgo sotto la giacca,
E vado a spasso per Campo Vaccino[1]
In attesa di qualche inglese azzimato
Per realizzare un bel colpo ai suoi danni.

Difatti ecco che avviene ci che aspettavo.
"Signore, guardi un po' questa antichit
Che abbiamo trovato ieri nello scavo?"

Lui inforca gli occhiali, la scruta,
Mi mette in mano uno scudo e dice: "Bravo!"
E cos a Roma si spenna la quaglia.[2]

Roma, 23 dicembre 1832
[1] L'attuale area del Foro Romano.
[2] Nel senso di "tirare a campare".


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