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Pubblicata il: luglio 18, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale centro Italia | Totali visite: 834 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Luca Ricci
LIBERTAS

Segro le riavr, ci pi scommtte!
Nell'ra che der verde c' rispetto
a Lucca si discute di rimtte
le frasche tutto 'ntorno allo scudetto

e anco la 'orona "originale"
cos che torni vello d'una vrta1
Ni si levn perch ci stavin male
e 'r peso 'n sulla testa un si sopporta

"Fui libbero Comune, io largne
e libbera Repubbrica seguendo
Ne' principi ne' duchi bbin ragione"

Io della storia pgo me ne 'ntendo
ma do la mia pe' sciglie 'sto dilemma
LIBERTAS2 c'era scritto 'n sullo stemma






1 Cfr. Paolo Pacini, Il caso: La citt riavr il suo stemma coronato, "La Nazione", Lucca mercoled 09 settembre 1998; L'opinione di uno dei massimi esperti di araldica: "Sullo stemma di Lucca deve tornare la corona", in "La Nazione", Lucca 12 novembre 1998.
2 "Per il Mazzarosa, dunque, e per il patriziato lucchese, l'indipendenza era un valore distinto dalla "libert", anche se ne costituiva la premessa. Salvare l'indipendenza era pur sempre qualcosa, perch si evitava che Lucca dipendesse da un'altra citt e con ci si salvava ancora, nonostante la trasformazione della repubblica in principato, una certa "libert". Perch la libertas, che era divenuto il motto che ornava gli stemmi della citt, non era altro per i lucchesi che la libert di autogovernarsi con le proprie leggi, ossia secondo le leggi che dal Cinquecento assicuravano il predominio di un'aristocrazia di origine mercantile. La libert comunale si era venuta trasformando da governo di popolo in reggimento di classe, di quella classe appunto che poteva garantire la quiete interna ed esterna, condizione essenziale di indipendenza." Pier Giorgio Camaiani, Mentalit civile e religiosa, in Dallo stato cittadino alla citt bianca. La "societ cristiana" lucchese e la rivoluzione toscana, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1979, p.30.


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