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Pubblicata il: luglio 23, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale Italia del nord | Totali visite: 3168 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Antonio Guerra

Cantèda zdòt

Canto diciottesimo
Originale
Quant che ma Pìdio e' calzulèr
u i è scap e' méral, émm aspitè
sl'avnéva te curtóil e ogni òmbra che paséva,
e' paréva ch'e'fóss léu. E invéci u n'éra.

Però una sàira sòura la siva dal cani
u i éra una ròba nira ch'la dindléva
e la s guardéva sa di ucìn ch'l'éra péunti da curtèl.
Alòura a s sémm scansè da la finèstra
e a fémmi fóinta da spustè al scaràni.
Versione italiana
Quella volta che a Pidio il calzolaio
è scappato il merlo dalla gabbia, lo aspettavamo
nel cortile e ogni ombra che passava
sembrava lui. E invece non era.

Finché una sera, sulla siepe di canne,
qualcosa di nero dondolava
e ci guardava con occhietti che erano punte di coltello.
Allora ci siamo staccati dalla finestra
e fingevamo di spostare le sedie.


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