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Pubblicata il: luglio 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia dialettale Italia del nord | Totali visite: 4921 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Virgilio Giotti

Con Bolàffio

Originale

Mi e Bolàffio, de fazza
un de l'altro, col bianco
de la tovàia in mezo,
su i goti e el fiasco in fianco,
parlemo insieme.

Bolàffio de 'na piazza
de Gorìzia el me conta,
ch'el voria piturarla:
'na granda piazza sconta,
che nissun passa.

Do tre casete atorno
rosa, un fiatin de muro,
un pissador de fero
vècio stravècio, e el scuro
de do alboroni.

Xe squasi mezogiorno.
E un omo, vignù fora
de là, se giusta pian
pian, e el se incanta sora
pensier. Bolàffio,

in 'sta su piazza bela,
noi, poeti e pitori,
stemo ben. La xe fata
pròpio pai nostri cuori,
caro Bolàffio.

In quel bel sol, in quela
pase, se ga incontrado
i nostri veci cuori;
là i se ga saludado
stassera alegri.

Versione italiana
Io e Bolaffio, l'uno
di fronte all'altro, col bianco
della tovaglia in mezzo,
i bicchieri alzati e accanto il fiasco,
parliamo insieme.

Bolaffio mi racconta di una piazza
di Gorizia, che vorrebbe dipingerla:
una grande piazza nascosta,
dove nessuno passa.

Due tre casette intorno,
rosa, un poco di muro,
un pisciatoio di ferro,
vecchio stravecchio, e lo scuro
di due alberoni.

È quasi mezzogiorno.

E un uomo, venuto fuori di lì,
si mette a posto pian piano,
s'incanta sopra pensiero. Bolaffio,
in questa sua piazza bella,
noi, poeti e pittori, stiamo bene.

È fatta proprio per i nostri cuori,
caro Bolaffio.

In quel bel sole, in quella pace,
si sono incontrati i nostri vecchi cuori;
là si sono salutati stasera, allegri.

Virgilio Giotti - Colori


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