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Pubblicata il: settembre 05, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia italiana | Totali visite: 1339 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Dante Alighieri

IO SENTO

Io sento si d'Amor la gran possanza,
ch'io non posso durare
lungamente a soffrire, ond'io mi doglio;
per che 'l suo valor si pur avanza,
e 'l mio sento mancare
si ch'io son meno ognora ch'io non soglio.
Non dico ch'Amor faccia pi ch'io voglio,
ch, se facesse quanto il voler chiede,
quella vert che natura mi diede
nol sosterria, per ch'ella finita:
ma questo quello ond'io prendo cordoglio,
che a la doglia il poter non terr fede;
e se di bon voler nasce merzede,
io l'addimando per aver pi vita
da li occhi che nel lor bello splendore
portan conforto ovunque io sento amore.
Entrano i raggi di questi occhi belli
ne' miei innamorati,
e portan dolce ovunque io sento amaro;
e sanno lo cammin, si come quelli
che gi vi son passati,
e sanno il loco dove Amor lasciaro,
quando per li occhi miei dentro il menaro:
per che merz, volgendosi, a me fanno,
e di colei cui son procaccian danno
celandosi da me, poi tanto l'amo
che sol per lei servir mi tegno caro.
E' miei pensier', che pur d'amor si fanno,
come a lor segno, al suo servigio vanno:
per che l'adoperar si forte bramo,
che s'io ' credesse far fuggendo lei,
lieve saria; ma so ch'io ne morrei.
Ben verace amor quel che m'ha preso,
e ben mi stringe forte,
quand'io farei quel ch'io dico per lui;
ch nullo amore di cotanto peso,
quanto quel che la morte
face piacer, per ben servire altrui.
E io 'n cotal voler fermato fui
si tosto come il gran disio ch'io sento
fu nato per vert del piacimento
che nel bel viso d'ogni bel s'accoglie.
Io son servente, e quando penso a cui,
qual ch'ella sia, di tutto son contento,
ch l'uom pu ben servir contra talento;
e se merz giovanezza mi toglie,
io spero tempo che pi ragion prenda,
pur che la vita tanto si difenda.
Quand'io penso un gentil disio, ch' nato
del gran disio ch'io porto,
ch'a ben far tira tutto il mio podere,
parmi esser di merzede oltrapagato;
e anche pi ch'a torto
mi par di servidor nome tenere:
cos dinanzi a li occhi del piacere
si fa ' servir merz d'altrui bontate.
Ma poi ch'io mi ristringo a veritate,
convien che tal disio servigio conti:
per che, s'io procaccio di valere,
non penso tanto a mia proprietate
quanto a colei che m'ha in sua podestate,
ch 'l fo perch sua cosa in pregio monti;
e io son tutto suo; cos mi tegno,
ch'Amor di tanto onor m'ha fatto degno.
Altri ch'Amor non mi potea far tale,
ch'eo fosse degnamente
cosa di quella che non s'innamora,
ma stassi come donna a cui non cale
de l'amorosa mente
che sanza lei non pu passar un'ora.
Io non la vidi tante volte ancora
ch'io non trovasse in lei nova bellezza;
onde Amor cresce in me la sua grandezza
tanto quanto il piacer novo s'aggiugne.
Ond'elli avven che tanto fo dimora
in uno stato e tanto Amor m'avvezza
con un martiro e con una dolcezza,
quanto quel tempo che spesso mi pugne,
che dura da ch'io perdo la sua vista
in fino al tempo ch'ella si racquista.
Canzon mia bella, se tu mi somigli,
tu non sarai sdegnosa
tanto quanto a la tua bont s'avvene:
per ti prego che tu t'assottigli,
dolce mia amorosa,
in prender modo e via che ti stea bene.
Se cavalier t'invita o ti ritene,
imprima che nel suo piacer ti metta,
espia, se far lo puoi, de la sua setta,
se vuoi saver qual la sua persona:
ch 'l buon col buon sempre camera tene.
Ma elli avven che spesso altri si getta
in compagnia che non che disdetta
di mala fama ch'altri di lui suona:
con rei non star n a cerchio n ad arte,
ch non fu mai saver tener lor parte.
Canzone, a' tre men rei di nostra terra
te n'anderai prima che vadi altrove:
li due saluta, e 'l terzo vo' che prove
di trarlo fuor di mala setta in pria.
Digli che 'l buon col buon non prende guerra,
prima che co' malvagi vincer prove;
digli ch' folle chi non si rimove
per tema di vergogna da follia:
che que' la teme c'ha del mal paura
perch, fuggendo l'un, l'altro assicura.


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