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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia italiana | Totali visite: 599 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tre donne intorno al cor mi son venute,
e seggonsi di fore;
ch dentro siede Amore,
lo quale in segnoria de la mia vita.
Tanto son belle e di tanta vertute,
che 'l possente segnore,
dico quel ch' nel core,
a pena del parlar di lor s'aita.
Ciascuna par dolente e sbigottita,
come persona discacciata e stanca,
cui tutta gente manca
e cui vertute n belt non vale.
Tempo fu gi nel quale,
secondo il lor parlar, furon dilette;
or sono a tutti in ira ed in non cale1.
Queste cos solette
venute son come a casa d'amico;
ch sanno ben che dentro quel ch'io dico.

Dolesi l'una con parole molto,
e 'n su la man si posa
come succisa2 rosa:
il nudo braccio, di dolor colonna,
sente l'oraggio3 che cade dal volto;
l'altra man tiene ascosa
la faccia lagrimosa:
discinta e scalza, e sol di s par donna.
Come Amor prima per la rotta gonna
la vide in parte che il tacere bello,
egli, pietoso e fello4,
di lei e del dolor fece dimanda.
"Oh di pochi vivanda",
rispose in voce con sospiri mista,
"nostra natura qui a te ci manda:
io, che son la pi trista,
son suora a la tua madre, e son Drittura5;
povera, vedi, a panni ed a cintura".

Poi che fatta si fu palese e conta,
doglia e vergogna prese
lo mio segnore, e chiese
chi fosser l'altre due ch'erano con lei.
E questa, ch'era s di pianger pronta,
tosto che lui intese,
pi nel dolor s'accese,
dicendo: "A te non duol de gli occhi miei?".
Poi cominci: "S come saper dei,
di fonte nasce il Nilo picciol fiume:
quivi dove il gran lume
toglie a la terra del vinco6 la fronda,
sovra la vergin onda
generai io costei che m' da lato
e che s'asciuga con la treccia bionda.
Questo mio bel portato,
mirando s ne la chiara fontana,
gener questa che m' pi lontana".

Fenno i sospiri Amore un poco tardo;
e poi con gli occhi molli,
che prima furon folli7,
salut le germane sconsolate.
E poi che prese l'uno e l'altro dardo,
disse: "Drizzate i colli:
ecco l'armi ch'io volli;
per non usar, vedete, son turbate.
Larghezza e Temperanza e l'altre nate
del nostro sangue mendicando vanno.
Per, se questo danno,
piangano gli occhi e dolgasi la bocca
de li uomini a cui tocca,
che sono a' raggi di cotal ciel giunti;
non noi, che semo de l'etterna rocca;
ch, se noi siamo or punti,
noi pur saremo, e pur torner gente
che questo dardo far star lucente".

E io, che ascolto nel parlar divino
consolarsi e dolersi
cos alti dispersi,
l'essilio che m' dato, onor mi tegno:
ch, se giudizio o forza di destino
vuol pur che il mondo versi
i bianchi fiori in persi,
cader co' buoni pur di lode degno.
E se non che gli occhi miei 'l bel segno
per lontananza m' tolto dal viso,
che m've in foco miso,
lieve mi conterei ci che m' grave.
Ma questo foco m've
gi consumato s l'ossa e la polpa,
che Morte al petto m'ha posto la chiave.
Onde, s'io ebbi colpa,
pi lune ha volto il sol poi che fu spenta,
se colpa muore perch l'uom si penta.

Canzone, a' panni tuoi8 non ponga uom mano,
per veder quel che bella donna chiude:
bastin le parti nude;
lo dolce pome a tutta gente niega,
per cui ciascun man piega.
Ma s'elli avvien che tu alcun mai truovi
amico di virt, ed e' ti priega,
fatti di color' novi,
poi li ti mostra; e 'l fior, ch' bel di fori,
fa disar ne li amorosi cori.

Canzone, uccella con le bianche penne;
canzone, caccia con li neri veltri9,
che fuggir mi convenne,
ma far mi poterian di pace dono.
Per nol fan che non san quel che sono:
camera di perdon savio uom non serra,
ch 'l perdonare bel vincer di guerra.


(1) ... ed in non cale: ora spiacciono
e sono trascurate da tutti
(2) succisa: recisa
(3) oraggio: pioggia, lacrime
(4) fello: triste, dolente
(5) Drittura: Giustizia
(6) vinco: virgulto
(7) folli: scortesi
(8) panni tuoi: al tuo significato
(9) neri veltri: cani neri


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