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Pubblicata il: dicembre 10, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesia Romania | Totali visite: 4322 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Mihai Eminescu Botoşani 1850 Bucarest 1889

LUCIFERO

Ci fu come nelle leggende,
ci fu una volta sola,
di celebri re discendente
una splendida figliola.

Unica in mezzo ai suoi parenti,
bella come nessuna,
come la Vergine fra i santi,
fra le stelle la luna.

Dallombra dei vasti soffitti
sallontana, si sporge
a una bifora: nei suoi tragitti
Lucifero la scorge.

Guarda di lass come invade
il mar della sua luce
e lungo le liquide strade
nere chiglie conduce.

Gli occhi al cielo ogni giorno protesi,
alla voglia soggiace;
e anche lui che la fissa da mesi,
la ragazza gli piace.

Quando sopra i suoi gomiti china
come in sogno le tempie,
nel cuore la voglia sinsinua
e lanima riempie.

Egli sembra di luce pi bella
ogni notte avvampare
quando dentro il suo tetro castello
lei nellombra gli appare.



Nella stanza, seguendo dappresso
la donna, sintroduce,
coi suoi gelidi strali egli tesse
una rete di luce.

E quando si stende sul letto
la ragazza, e sbadiglia,
le sfiora le mani sul petto
e le chiude le ciglia.

Un raggio lo specchio precipita
sopra il corpo supino,
sui grandi occhi che palpitano,
sul suo volto reclino.

Lei lo guarda con un sorriso,
nello specchio, che spasima,
giacche la rincorre deciso
a catturarle lanima.

Gli parla nel sogno con rotti
sospiri profondi:
Signore delle mie notti,
perch non vieni? Scendi!

Quaggi! soave Lucifero, scendi,
su di un raggio precipita,
la mia casa la mia anima prendi,
rischiara la mia vita!

Lui lascolta tremante,
gi pi fulgido appare,
rapido in un istante
sinabissa nel mare;

E lacqua dovegli e caduto
vortica a mulinello
e dallabisso sconosciuto
esce un giovane bello.

Poi lieve attraversa il vetro
della finestra come una soglia
e tiene nel pugno uno scettro
circondato di foglie.

Un giovane voivoda pare
dai soffici capelli,
indossa un grigio sudario
sopra le nude spalle.

Ahi lombra della sua effigie
e come un cereo stampo -
un morto dagli occhi vigili
che mandano un lampo.

Fu arduo udendo il tuo appello
dalla mia sfera arrivare,
poich padre me il cielo
e madre il mare.

Per giungere al tuo luogo
a guardarti dappresso
son sceso dal mio firmamento
e dal mar sono riemerso.

Oh vieni! tesoro mio solo,
abbandona ogni cosa!
io sono Lucifero in cielo,
tu sarai la mia sposa.

Lass nel palazzo superno
vivrai per leternita
e tutto limmenso oceano
a te obbedir.

Sei bello, siccome nei sogni
un angelo pu apparire,
ma lungo la via che minsegni
non ti potr seguire;

Straniero allaspetto ed al volto
non han vita i tuoi raggi,
che io sono viva, e tu morto,
e il tuo sguardo mi ghiaccia.



Passa un giorno, ne passan tre,
ed ecco a notte viene
Lucifero sopra di lei
coi suoi raggi sereni.

Di lui forse, ad un tratto, nel sogno
lassaliva il ricordo,
e il re delle onde agogna
dai profondi precordi:

Quaggiu! soave Lucifero, scendi,
su di un raggio precipita,
la mia casa la mia anima prendi,
rischiara la mia vita!.

Sestinse dal grande dolore
comegli in ciel ludi
e il cielo comincia a ruotare
ove lastro peri.

Nellaria una fiamma rubente
il pianeta squaderna,
dal regno del caos, risplendente
un bel volto sincarna.

Sui neri capelli ha cinto
un diadema che sembra bruciare,
avanza fluttuando sospinto
dalla fiamma solare.

Dal nero mantello gli sortono
marmoree le braccia,
avanza tristissimo, smorto,
e pallido in faccia;

Ma gli occhi grandi e magici
brillan ne loro spechi,
due tormenti selvaggi
chimerici e ciechi.

Soltanto con grande dolore
io lasciai la mia sfera
poich padre me il sole
e madre la sera;

Oh vieni! tesoro mio solo
abbandona ogni cosa:
io sono Lucifero in cielo,
tu sarai la mia sposa.

Oh vieni, sui biondi capelli
porro serti di stelle,
perch tu risplenda nei cieli
pi fulgida di quelle.

Sei bello, siccome nei sogni
un demone pu apparire,
ma lungo la via che minsegni
non ti potr seguire!

Mi bruciano tutta i tuoi sguardi,
pel tuo crudele amore
mangoscian quegli occhi maliardi,
duole nel petto il cuore.

Ma come vuoi chio scenda
e a te mi faccia uguale,
che sono un essere eterno
mentre tu sei mortale?.

Ignoro il linguaggio eletto,
non lo so proprio dire -
Benche tu dialoghi schietto,
non ti posso capire;

Se vuoi che con fede profonda
minnamori di te,
discendi quaggi nel mio mondo,
mortale come me.

Chio abiuri la mia eternit
per un bacio reclami,
ma noto cosi ti sara
quanto tami;

Rinasco perci dal peccato,
unaltra legge accolgo;
io sono alleterno legato,
adesso me ne sciolgo.

Di nuova va via unaltra volta.
Per amor di una fanciulla
si strappa cosi dalla volta
celeste, pi giorni.


Intanto pero Catalino,
un paggio astuto ed abile
che riempie le coppe di vino
ai commensali a tavola,

il paggio che regge il mantello
della regina, al seguito
di chi ladotto trovatello,
ma con lo sguardo illecito,

come due peonie rosse
le gote in quel visino,
ratto ratto sapposta
a spiar Catalina.

Si fa bella come non mai,
lei, e fiera, la bruci il fuoco!
Eh via! Catalino, ora! dai!
rischia adesso il tuo gioco.

Lei passa e, in un canto, vicino
a se la stringe sagace.
Su, basta! Che vuoi, Catalino?
Va via, lasciami in pace.

Che voglio? vorrei non trovarti
sempre sempre in ambasce,
che ridessi pi spesso, e rubarti
per una volta un bacio.

Che sono codeste richieste?
lasciami alla mia sorte -
Per Lucifero lceleste
sento un diolo di morte.

Lamore per filo e per segno
io ti vorrei mostrare
a patto che tu non ti sdegni
e ti lasci guidare.

Qual tende il cacciatore alluccellino
nel bosco il laccio,
se io tendo il braccio mancino
cingimi col tuo braccio;

e fissami gli occhi se vedi
che il mio sguardo tinvita...
sollevati in punta di piedi
se ti stringo la vita;

e quando il mio volto si china,
che il tuo resti levato,
e duri cosi senza fine
quello sguardo assetato;

perch dellamore tu imperi
adesso ogni virt,
appena mi chino a baciarti
baciami anche tu.

Ascolta il giovinetto
offesa e incuriosita,
pudibonda e civetta
lo respinge, lo invita.

E piano gli dice: Da bambino
timparai a conoscere,
e scansafatiche e birichino
noi ci potremmo intendere...

Ma un astro ha abbandonato
la quiete delloblio,
il cielo sconfinato
del suo marino esilio;

e abbasso le ciglia furtiva
perch le bagna il pianto
se sento flottar londa viva
che va a morirgli accanto;

perch sia sconfitto il mio duolo
dognoto amore ei brilla,
ma sempre pi su, sale in volo,
chio non posso seguirlo...

Coi gelidi raggi sesterna
dal suo mondo lontano
e lamo in eterno e in eterno
mi rimarr lontano

E lascio che i giorni mi passino
aridi come steppe,
ma odora la notte dun fascino
che mai prima non seppi.
Ancora tu sei bambinella
fuggiremo alla busca,
chogni orma di noi si cancelli,
nessuno ci conosca.

Entrambi saremo prudenti
e ilari e belli
e tu scorderai i tuoi parenti
e la voglia di stelle.



Si mosse Lucifero. Lali
gli crebbero nel cielo,
brucio millenarie calli
in un secondo solo.

Un mondo di stelle superno,
laggi di stelle un mondo -
sembrava un lampo eterno
la in mezzo, vagabondo.

Vedeva dintorno dai gorghi
del caos guizzare,
come accadde ai primordi,
immense luminare;

ed ecco nascendo laccerchiano
come un mare e lui vola, nuota,
pensier che la voglia soverchia,
fin quando scompare nel vuoto;

che giunge ove non ce frontiera
ne occhio che sorienti,
e invano anche lattimo spera
di nascere dal niente.

E il niente, ed e nondimeno
la sete che larde e travia,
e un abisso
simile al cieco oblio.

Dal peso dellorrido eterno
se mavrai liberato,
nei secoli a te si prosterni,
Padre, tutto il creato;


ogni cosa, Signor, mi puoi chiedere
ma dammi unaltra sorte,
o tu che sei fonte dellessere
e datore di morte;

ah questo immutabile nimbo
ritoglimi e il fuoco allo sguardo,
e dammi soltanto in cambio
un attimo dardore

Nel caos, Signore, io giacqui,
rigettami nel caos
e se dal riposo io nacqui,
ho sete di riposo.

O tu che da fonde voragini
sorgi col mondo intero,
non chiedere segni e miraggi;
sono solo chimere;

tu dunche vorresti farti uomo,
assomigliarti a loro?
Ma quelli se muoiono a sciami,
ne nasceranno ancora.

E durano quanto nel cielo
qualche vuoto ideale -
Se londa incontra un avello
ecco unaltronda uguale;

soltanto le stelle hanno amiche,
schiavi della sorte:
senza tempo ne spazio noi neanche
conosciamo la morte.

Dal seno dellieri immortale
nasce lora che fugge,
se un sole nel cielo scompare
un altro sole sorge;

e se anche ora sembri risorto
poi la morte lo pasce,
che nata ogni cosa alla morte
morir per rinascere.

Tu solo, Iperione, tu solo
identico tramonti

Mi chiedi - mia prima parola
- che ti faccia sapiente?

Tu vuoi che ti dia una voce
che a sentirla cantare,
si muovano i boschi e le rocce
e lisole del mare?

Vuoi forse mostrar se si pu
esser giusto eppur fiero?
La terra in frantumi ti do
perch tu abbia il tuo impero.

Ogni sorta di navi e di barche
e legioni ti do
perch i mari e le terre tu varchi,
la morte no

E la morte come che tallieta?
Ora volgiti e intendi
verso quel roteante pianeta:
guarda ci che tattende!.



Nel luogo assegnatogli in cielo
Iperione ritorna
e piove cosi come ieri
il suo lume dattorno.

Ed anche la notte imbruna
poich la luce scema;
tranquilla rispunta la luna
sulla laguna tremula

e riempie di raggi e barbagli
glintricati viottoli.
Nascosti dallombra dei tigli
stan due giovani, soli:

Oh lascia che il capo sul seno
io tappoggi, amore,
al raggio dellocchio sereno
e dolce da morire;

la loro luce diaccia
getta sui miei dilemmi,

spandi leterna pace
sui notturni patemi.

Lenisci il mio dolore,
sopra di me rimani,
tu che sei il primo amore
e lultimo domani.

Dallalto Lucifero scorge
lebbrezza su quelle facce;
appena il suo braccio le porge
lei gli tende le braccia...

Odorano i fiori dargento
in dolce pioggia seffondono,
sul capo dei piccoli amanti
dai lunghi boccoli biondi.

Ma lei tutta presa damore
alza gli occhi. E vede
Lucifero. Senza parole
una grazia gli chiede:

Quaggi! soave Lucifero, scendi,
su di un raggio precipita,
la mia casa la mia anima prendi,
rischiara la mia vita!

E lui come un tempo saccende
sulle vette e sui boschi,
remoti deserti movendo
di rapide burrasche;

ne pi come allora e caduto
dentro il mare dallalto:
Che timporta, figura di luto,
se saro' io o un altro?

Nel circolo angusto vivendo
fortuna vi governa,
mentre io nel mio mondo mi sento
gelido ed eterno.


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