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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 500 | Totali visite: 4393 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Questa vita mortal, che 'n una o 'n due
brevi e notturne ore trapassa, oscura
e fredda, involto avea fin qui la pura
parte di me ne l'atre nubi sue.

Or a mirar le grazie tante tue
prendo, ch frutti e fior, gielo e arsura,
e s dolce del ciel legge e misura,
eterno Dio, tuo magisterio fue.

Anzi 'l dolce aer puro e questa luce
chiara, che 'l mondo a gli occhi nostri scopre,
traesti tu d'abissi oscuri e misti:
e tutto quel che 'n terra o 'n ciel riluce
di tenebre era chiuso, e tu l'apristi;
e 'l giorno e 'l sol de le tue man sono opre.


Giovanni Della Casa - Rime


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"Quando vien la notte/noi andiamo vagando sprigionate/dai cupi regni; tolte via le spranghe,/anche Cerbero vagola dintorno./Ma Lete vuol che all'alba si ritorni/alle nostre paludi. L il nocchiero/prima ci conta e poi ci porta ancora." (Sesto Properzio: "Elegie", VII, Libro Quarto; Rizzoli Editore, trad. Ettore Barelli) Ci fu un tempo in cui nelle citt, nei villaggi, nei piccoli paesi sperduti sui monti, in ogni luogo insomma dove poteva essere presente l'uomo, i morti e i vivi stavano insieme. Questo fatto singolare che oggi forse ci stupisce non dur pochi giorni o poche settimane o qualche anno, ma and avanti quasi per un intero secolo agli inizi del sesto millennio dopo Cristo.

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