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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 500 | Totali visite: 2368 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si di vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Dir d'Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai n in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uom che s saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m'ha fatto,
che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sar per tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.

Piacciavi, generosa Erculea prole1,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole
e darvi sol pu l'umil servo vostro.
Quel ch'io vi debbo, posso di parole
pagare in parte, e d'opera d'inchiostro;
n che poco io vi dia da imputar sono;
che quanto io posso dar, tutto vi dono.

Voi sentirete fra i pi degni eroi,
che nominar con laude m'apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio.
L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi far udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensier cedino un poco,
s che tra lor miei versi abbiano loco.



Ludovico Ariosto - Orlando Furioso - 1474-1553

(1)Erculea prole: Il cardinale Ippolito d'Este, figlio di Ercole I, al cui servizio era l'Ariosto quando scrisse questi versi


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