La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 500 | Totali visite: 917 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I
Non so dir se sono amante;
ma so ben che al tuo sembiante
tutto ardore pena il core,
e gli caro il suo penar.
Sul tuo volto, s'io ti miro,
fugge l'alma in un sospiro,
e poi riede nel mio petto
per tornare a sospirar.

II
Semplice fanciulletto
se al tenero augelletto
rallenta il laccio un poco,
il fa volar per gioco,
ma non gli scioglie il pi.
Quel fanciullin tu sei,
quell'augellin son io;
il laccio l'amor mio,
che mi congiunge a te.

III
Cos non torna fido
quell'augelletto al nido
la pargoletta prole
col cibo a ravvivar;
come ritorna spesso
fedele il mio bel Sole
del cor, che langue oppresso,
la pena a consolar.

IV
Per esca fallace
di un labbro mendace
vantate nel core
l'amore e la f.
Ridendo piangete,
piangendo ridete;
e gi su quel viso
il pianto ed il riso
d'amore o di sdegno
pi segno non .

V
LICORI Ombre amene, amiche piante
il mio bene, il caro amante,
chi mi dice ove n'and?
Zeffiretto lusinghiero,
a lui vola messaggiero;
d che torni, e che mi renda
quella pace, che non ho.
TIRSI La mia bella pastorella,
chi mi dice ove n'and?

VI
Io dico all'antro, addio;
ma quello al pianto mio
sento che mormorando,
addio, risponde.
Sospiro, e i miei sospiri
ne' replicati giri
Zeffiro rende a me
da quelle fronde.

VII
Alla stagion novella
fin dall'opposto lido
torna la rondinella
a riveder quel nido,
che il verno abbandon.
Cos il mio cor fedele,
nel suo penar costante,
ritorna al bel sembiante,
che per timor lasci.

VIII
L'onda, che mormora
tra sponda e sponda,
l'aura, che tremola
tra fronda e fronda,
meno instabile
del vostro cor.
Pur l'alme semplici
de' folli amanti
sol per voi spargono
sospiri e pianti,
e da voi sperano
fede in amor.

IX
Vedeste mai sul prato
cader la pioggia estiva?
Talor la rosa avviva
alla viola appresso:
figlio del prato istesso
l'uno e l'altro fiore;
ed l'istesso umore,
che germogliar li fa.
Il cor non cangiato,
se accusa o se difende.
Una cagion m'accende
di sdegno e di piet.

X
Fra l'orror della tempesta,
che alle stelle il volto imbruna,
qualche raggio di fortuna
gi comincia a scintillar.
Dopo sorte s funesta
sar placida quest'alma,
e godr tornata in calma
i perigli rammentar.

XI
I suoi nemici affetti
di sdegno e di timor
il placido pensier
pi non rammenti.
Se nascono i diletti
dal grembo del dolor,
oggetto di piacer
sono i tormenti.

XII
Piangendo ancora
rinascer suole
la bella Aurora
nunzia del Sole,
e pur conduce
sereno il d.
Tal fra le lagrime
fatta serena,
pu da quest'anima
fugar la pena
la cara luce
che m'invagh.

XIII
in ogni core
diverso amore.
Chi pena ed ama
senza speranza;
dell'incostanza
chi si compiace:
questo vuol guerra,
quello vuol pace;
v' fin chi brama la crudelt.
Fra questi miseri
se vivo anch'io,
ah non deridere
l'affanno mio,
che forse merito
la tua piet!

XIV
follia se nascondete,
fidi amanti, il vostro foco:
a scoprir quel che tacete
un pallor basta improvviso,
un rossor che accenda il viso,
uno sguardo ed un sospir.
E se basta cos poco
a scoprir quel che si tace,
perch perder la sua pace
con ascondere il martr?

XV
Rondinella, a cui rapita
fu la dolce sua compagna,
vola incerta, va smarrita
dalla selva alla campagna,
e si lagna, intorno al nido,
dell'infido cacciator.
Chiare fonti, apriche rive
pi non cerca, al d s'invola,
sempre sola, e finch vive
si rammenta il primo amor.

XVI
Se intende s poco
che ho l'alma piagata,
tu dille il mio foco,
tu parla per me.
(Sospira l'ingrata, contenta non ).
Sai pur che l'adoro,
che peno, che moro,
che tutta si fida
quest'alma di te.
(Si turba l'infida,
contenta non ).

XVII
Ei d'amor quasi delira,
e il tuo labbro lo condanna?
Ei mi guarda, e poi sospira,
e tu vuoi che sia crudel?
Ma sia fido, ingrato sia,
so che piace all'alma mia;
e, se piace allor che inganna,
che sar quando fedel?

XVIII
Il pastor, se torna Aprile,
non rammenta i giorni algenti;
dall'ovile all'ombre usate
riconduce i bianchi armenti e
le avene abbandonate
fa di nuovo risonar.
Il nocchier, placato il vento,
pi non teme o si scolora;
ma contento in su la prora
va cantando in faccia al mar.

XIX
D'un genio, che m'accende,
tu vuoi ragion da me?
Non ha ragione amore,
o, se ragione intende,
subito amor non .
Un amoroso foco
non pu spiegarsi mai:
d che lo sente poco
chi ne ragiona assai,
chi ti sa dir perch.

XX
Sentirsi dire
dal caro bene:
Ho cinto il core d'altre catene,
quest' un martre,
quest' un dolore,
che un'alma fida
soffrir non pu.
Se la mia fede
cos l'affanna,
perch tiranna
m'innamor?

XXI
Son confusa pastorella,
che nel bosco a notte oscura
senza face e senza stella,
infelice si smarr.
Mal sicura al par di quella
l'alma anch'io gelar mi sento:
all'affanno, allo spavento
m'abbandono anch'io cos.

XXII
Sogna il guerrier le schiere,
le selve il cacciator;
e sogna il pescator
le reti e l'amo.
Sopito in dolce obblio,
sogno pur io cos
colei, che tutto il d
sospiro e chiamo.

XXIII
Cos stupisce e cade,
pallido e smorto in viso
al fulmine improvviso
l'attonito pastor.
Ma quando poi s'avvede
del vano suo spavento,
sorge, respira e riede
a numerar l'armento
disperso dal timor.

XXIV
L'onda dal mar divisa
bagna la valle e'l monte;
va passeggiera in fiume,
va prigioniera in fonte,
mormora sempre e geme,
fin che non torna al mar:
al mar, dov'ella nacque,
dove acquist gli umori,
dove da' lunghi errori
spera di riposar.

XXV
ARBACE Tu vuoi ch io viva, o cara;
ma se mi nieghi amore,
cara, mi fai morir.
MANDANE Oh Dio, che pena amara!
Ti basti il mio rossore;
pi non ti posso dir.
ARBACE Sentimi.
MANDANE No
ARBACE Tu sei...
MANDANE Parti dagli occhi miei;
lasciami per piet.
(a due) Quando finisce, o dei,
la vostra crudelt?
Se in cos gran dolore
d'affanno non si muore,
qual pena uccider ?

XXVI
Dovunque il guardo giro,
immenso Dio, ti vedo:
nell'opre tue t'ammiro,
ti riconosco in me.
La terra, il mar, le sfere
parlan del tuo potere:
tu sei per tutto; e noi
tutti viviamo in te.

XXVII
Tu non sai che bel contento
sia quel dire: offesa sono;
lo rammento, ti perdono,
e mi posso vendicar:
e mirar frattanto afflitto
l'offensor vermiglio in volto,
che pensando al suo delitto
non ardisce favellar.

XXVIII
Dunque si sfoga in pianto
un cor d'affanni oppresso,
e spiega il pianto istesso
quando contento un cor?
Chi pu sperar fra noi
piacer che sia perfetto,
se parla anche il diletto
co' segni del dolor?

XXIX
Se a ciascun l'interno affanno
si leggesse in fronte scritto,
quanti mai, che invidia fanno,
ci farebbero piet!
Si vedria che i lor nemici
hanno in seno; e si riduce
nel parere a noi
felici ogni lor felicit.

XXX
Io sento che in petto
mi palpita il core,
n so qual sospetto
mi faccia temer.
Se dubbio il contento,
diventa in amore
sicuro tormento
l'incerto piacer.

XXXI
Parto; ma tu, ben mio,
meco ritorna in pace.
Sar qual pi ti piace;
quel che vorrai far.
Guardami, e tutto obblio;
e a vendicarti io volo.
Di quello sguardo
solo io mi ricorder.

XXXII
Fra stupido e pensoso,
dubbio cos s'aggira
da un torbido riposo
chi si dest talor:
che desto ancor delira
fra le sognate forme;
che non sa ben se dorme,
non sa se veglia ancor.

XXXIII
Ch'io parto reo, lo vedi;
ch'io son fedel, lo sai:
di te non mi scordai;
non ti scordar di me.
Soffro le mie catene;
ma questa macchia in fronte,
ma l'odio del mio bene
soffribile non .

XXXIV
Se mai senti spirarti sul volto
lieve fiato, che lento s'aggiri,
d: son questi gli estremi sospiri
del mio fido, che muore per me.
Al mio spirto dal seno disciolto
la memoria di tanti martri
sar dolce con questa merc.

XXXV
Risolver non osa
confusa la mente,
che oppressa si sente
da tanto stupor.
Delira dubbiosa,
incerta vaneggia
ogni alma, che ondeggia
fra' moti del cor.

XXXVI
S varia in ciel talora
dopo l'estiva pioggia
l'Iride si colora,
quando ritorna il Sol.
Non cambia in altra foggia
colomba al Sol le piume,
se va cambiando lume
mentre rivolge il vol.

XXXVII
Non so: con dolce moto
il cor mi trema in petto;
sento un affetto ignoto,
che intenerir mi fa.
Come si chiama, oh Dio,
questo soave affetto?
(Ah, se non fosse mio,
lo crederei piet).

XXXVIII
So che presto ognun s'avvede
in qual petto annidi amore;
so che tardi ognor lo vede
chi ricetto in sen gli d.
Son d'amor s l'arti infide,
che ben spesso altrui deride
chi gi porta in mezzo al core
la ferita, e non lo sa.

XXXIX
Chi a ritrovare aspira
prudenza in core amante,
domandi a chi delira
quel senno che perd.
Chi riscaldar si sente
a' rai d'un bel sembiante,
o pi non prudente,
o amante ancor non .

XL
Sceglier fra mille un core,
in lui formarsi il nido,
e poi trovarlo infido,
troppo gran dolor.
Voi, che provate amore,
che infedelt soffrite,
dite se pena, e dite
se se ne d maggior.

XLI
VENERE Odi l'aura che dolce sospira;
mentre fugge scotendo le fronde,
se l'intendi, ti parla d'amor.
PALLADE Senti l'onda che rauca s'aggira;
mentre geme radendo le sponde,
se l'intendi, si lagna d'amor.
(a due) Quell'affetto chi sente nel petto
sa per prova se nuoce, se giova,
se diletto produce, o dolor.

XLII
Cieco ciascun mi crede
folle ciascun mi vuole
ognun di me si duole,
colpa di tutto Amor.
N stolto alcun s'avvede
che a torto Amore offende;
che quel costume ei prende
che trova in ogni cor.

XLIII
Oh almen, qualor si perde
parte del cor s cara,
la rimembranza amara
se ne perdesse ancor!
Ma quando vano il pianto,
l'alma a prezzarla impara;
ogni negletto vanto
se ne conosce allor.

XLIV
Non so se la speranza
va con l'inganno unita;
so che mantiene in vita
qualche infelice almen.
So che sognata ancora
gli affanni altrui ristora
la sola idea gradita
del sospirato ben.

XLV
Ha negli occhi un tale incanto,
che a quest'alma affatto nuovo;
che, se accanto a lui mi trovo,
non ardisco favellar.
Ei dimanda, io non rispondo;
m'arrossisco, mi confondo;
parlar credo, e poi m'avvedo
che comincio a sospirar.

XLVI
Oh che felici pianti!
Che amabile martr!
pur che si possa dir
Quel core mio.
Di due bell'alme amanti
un'alma allor si fa,
un'alma che non ha
che un sol desio.

XLVII
Fra tutte le pene
v' pena maggiore?
Son presso al mio bene,
sospiro d'amore,
e dirgli non oso:
Sospiro per te.
Mi manca il valore
per tanto soffrire;
mi manca l'ardire
per chieder merc.

XLVIII
Vuoi per sempre abbandonarmi?
non ti muove il dolor mio?
puoi negarmi un solo addio?
Questa troppa crudelt.
Dimmi almeno: io t'abbandono;
dillo almen con un sospiro;
che nemiche, oh Dio! non sono
la costanza e la piet.

XLIX
Se tutto il mondo insieme
d'Amor si fa ribelle,
inutil pregio, o belle,
diventa la belt.
Chi pi diravvi allora
che v'ama, che v'adora?
Chi pi suo ben, sua speme
allor vi chiamer?

L
DIANA Se placar volete Amore,
belle Ninfe innamorate,
imparatelo da me.
AMOR Voi crudel rendete Amore,
belle Ninfe innamorate,
col difendervi da me.
(a due) Nel contrasto Amor s'accende:
con chi cede, a chi si rende
mai s barbaro non .

LI
Pria di lasciar la sponda,
il buon nocchiero imta;
vedi se in calma l'onda,
guarda se chiaro il d.
Voce dal sen fuggita
poi richiamar non vale;
non si trattien lo strale
quando dall'arco usc.

LII
pena troppo barbara
sentirsi, oh Dio, morir,
e non poter mai dir,
morir mi sento!
V' nel lagnarsi e piangere,
v' un'ombra di piacer;
ma struggersi e tacer
tutto tormento.

LIII
Di due ciglia il bel sereno
spesso intorbida il rigore;
ma non sempre crudelt.
Ogni bella intende appieno
quanto aggiunga di valore
il ritegno alla belt.

LIV
DEMETRIO Non temer, non son pi amante
la tua legge ho gi nel cor.
BERENICE Per piet da questo istante
non parlar mai pi d'amor.
DEMETRIO Dunque addio... Ma tu sospiri?
BERENICE Vanne: addio. Perch t'arresti?
DEMETRIO Ah per me tu non nascesti!
BERENICE Ah non nacqui, oh Dio, per te!
(a due) Che d'Amor nel vasto impero
si ritrovi un duol pi fiero,
no, possibile non .

LV
Che ciascun per te sospiri,
bella Nice, io son contento;
ma per altri, oh Dio! pavento
che tu impari a sospirar.
Un bel cor da chi l'adora
so che ognor non si difende:
so che spesso s'innamora
chi pretende innamorar.

LVI
Che chiedi? che brami
Ti spiega, se m'ami,
mio dolce tesoro,
mio solo pensier.
Se l'idol, che adoro,
non lascio contento,
mi sembra tormento
l'istesso piacer.

LVII
Alla selva, al prato, al fonte
io n'andr col gregge amato;
e alla selva, al fonte, al prato
l'idol mio con me verr.
In quel rozzo angusto tetto,
che ricetto a noi dar,
con la gioia e col diletto
l'innocenza albergher.

LVIII
Il mio dolor vedete;
ditele il mio dolore.
Ditele... Ah no, tacete,
non lo potr soffrir.
Del tenero suo core
deh rispettate il duolo.
Voglio morir, ma solo
lasciatemi morir.

LIX
Come rapida si vede
onda in fiume, in aria strale,
fugge il tempo, e mai non riede
per le vie, che gi pass:
e a chi perde il buon momento,
che gli offerse il tempo amico,
castigo il pentimento,
che fuggendo ei gli lasci.

LX
Vorrei che almen per gioco
fingendo il mio bel Nume
mi promettesse il cor.
Chi sa che a poco a poco
di fingere il costume
non diventasse amor.

LXI
Ah ritorna, et dell'oro,
alla terra abbandonata,
se non fosti immaginata
nel sognar felicit.
Non ver; quel dolce stato
non fugg, non fu sognato;
ben lo sente ogni innocente
nella sua tranquillit.

LXII
Respira al solo aspetto
del porto, che lasci,
chi al porto non sper
di far ritorno.
A tutti dolce oggetto
dopo il notturno orror
quel raggio precursor,
che annuncia il giorno.

LXIII
Un istante al cor talora
basta sol per farsi amante;
ma non basta un solo istante
per uscir di servit.
L'augellin dal visco uscito
sente il visco fra le piume
sente i lacci del costume
una languida virt.

LXIV
Quell'ira istessa, che in te favella,
divien s bella nel tuo rigore,
che pi d'amore languir mi fa.
Ah s' a tal segno bello il tuo sdegno,
che mai sarebbe la tua piet?

LXV
Trova un sol, mia bella Clori,
che ti parli, e non sospiri,
che ti vegga, e non t'adori;
e poi sdegnati con me.
Ma perch fra tanti rei
sol con me perch t'adiri?
Ah, se amabile tu sei,
colpa mia, crudel, non .

LXVI
Vede il nocchier la sponda,
conosce il mare infido,
e s'abbandona all'onda,
e non ritorna al lido,
e corre a naufragar.
Ah per mia pena anch'io
so che nimico ho il fato,
veggo che l'idol mio
chiamar non posso ingrato,
n so di chi lagnarmi,
ma sieguo a sospirar.


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Poesie del 500 più letti

» Francesco Berni - Chiome d'argento fino, irte e attorte
» Giovan Battista Marino - Belt crudele
» Tarquato Tasso STANOTTE L AMORE E MUTO
» Michelangelo Buonarroti NON HA LOTTIMO ARTISTA ALCUN CONCETTO
» Michelangelo Buonarroti - Che cosa questo, amore?
Gli ultimi Poesie del 500 pubblicati

» Ludovico Ariosto OCCHI MIEI BELLI
» Francesco Berni SONETTO CONTRA LI PRETI
» Giovanni Della Casa O DOLCE SELVA SOLITARIA
» Pietro Bembo SONETTO 151
» Giordano Bruno SE LA FARFALLA
» Michelangelo Buonarroti NON HA LOTTIMO ARTISTA ALCUN CONCETTO


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
Si sganciata la tua lingua, si sganciata dalla parola e ora non puoi pi parlare. Una lingua flaccida e formosa caduta, e liscia si spezza sotto alla fronte.

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6543
Autori registrati
3082
Totali visite
9980827
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.