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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 500 | Totali visite: 951 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Scendi propizia
col tuo splendore,
o bella Venere,
madre d'Amore,
o bella Venere,
che sola sei
piacer degli uomini
e degli dei.
Tu colle lucide
pupille chiare
fai lieta e fertile
la terra e 'l mare.
Per te si genera
l'umana prole
sotto de' fervidi
raggi del sole.

Scritto in Napoli dall'autore, nella prima sua giovent, per le nozze degli eccellentissimi signori D. Giambatista FILOMARINO, principe della Rocca, e di donna Vittoria CARACCIOLI, de' marchesi di S. Eramo, l'anno 1722.
Presso a' tuoi placidi
astri ridenti
le nubi fuggono,
fuggono i venti.
A te fioriscono
gli erbosi prati,
e i flutti ridono
nel mar placati.
Per te le tremule
faci del cielo
dell'ombre squarciano
l'umido velo.
E, allor che sorgono
in lieta schiera
i grati zefiri
di primavera,
te, dea, salutano
gli augei canori,
che in petto accolgono
tuoi dolci ardori.
Per te le timide
colombe i figli
in preda lasciano
de' fieri artigli.
Per te abbandonano
dentro le tane
i parti teneri
le tigri ircane.
Per te si spiegano
le forme ascose;
per te propagano
l'umane cose.
Vien dal tuo spirito
dolce e fecondo
ci che d'amabile
racchiude il mondo.
Scendi propizia
col tuo splendore,
o bella Venere,
madre d'Amore,
o bella Venere,
che sola sei
piacer degli uomini
e degli dei.


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