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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 500 | Totali visite: 1105 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Pur nel sonno almen talora
vien colei, che m'innamora,
le mie pene a consolar.
Rendi Amor, se giusto sei,
pi veraci i sogni miei,
o non farmi risvegliar.
Di solitaria fonte
sul margo assiso al primo albore, o Fille,
sognai d'esser con te. Sognai, ma in guisa
che sognar non credei. Garrir gli augelli,
frangersi l'acque e susurrar le foglie
pareami udir. De' tuoi begli occhi al lume,
come suol per costume,
fra' suoi palpiti usati era il cor mio.
Sol nel vederti, oh Dio!
pietosa a me, qual non ti vidi mai,
di sognar qualche volta io dubitai.
Quai voci udii! Che dolci nomi ottenni,
cara, da' labbri tuoi! Quali in quei molli
tremuli rai teneri sensi io lessi!
Ah se mirar potessi
quanto splendan pi belle
fra i lampi di piet le tue pupille,
mai pi crudel non mi saresti, o Fille.
Qual io divenni allora,
quel che allora io pensai, ci che allor dissi,
ridir non so. So che sul vivo latte
della tua mano io mille baci impressi;
tu d'un vago rossor tingesti il volto.
Quando improvviso ascolto
d'un cespuglio vicin scuoter le fronde:
mi volgo, e mezzo ascoso
scopro il rival Fileno,
che d'invido veleno
livido in faccia i furti miei rimira.
Fra la sorpresa e l'ira
avvampai, mi riscossi in un momento,
e fu breve anche in sogno il mio contento.
Part con l'ombra, ver,
l'inganno ed il piacer;
ma la mia fiamma, oh Dio!
idolo del cor mio,
con l'ombra non part.
Se mai per un momento
sognando io son felice,
poi cresce il mio tormento,
quando ritorna il d.


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