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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 500 | Totali visite: 1837 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Perdono, amata Nice,
bella Nice, perdono. A torto, vero,
dissi che infida sei:
detesto i miei sospetti, i dubbi miei.
Mai pi della tua fede,
mai pi non temer. Per que' bei labbri
lo giuro, o mio tesoro,
in cui del mio destin le leggi adoro.
Bei labbri, che Amore
form per suo nido,
non ho pi timore,
vi credo, mi fido:
giuraste d'amarmi;
mi basta cos.
Se torno a lagnarmi
che Nice m'offenda,
per me pi non splenda
la luce del d.
Son reo, non mi difendo:
puniscimi, se vuoi. Pur qualche scusa
merita il mio timor. Tirsi t'adora;
io lo so, tu lo sai. Seco in disparte
ragionando ti trovo: al venir mio
tu vermiglia diventi,
ei pallido si fa; confusi entrambi
mendicate gli accenti; egli furtivo
ti guarda, e tu sorridi... Ah quel sorriso,
quel rossore improvviso
so che vuol dir! La prima volta appunto
ch'io d'amor ti parlai, cos arrossisti
sorridesti cos, Nice crudele.
Ed io mi lagno a torto?
E tu non mi tradisci? Infida! ingrata!
barbara!... Aim! Giurai fidarmi, ed ecco
ritorno a dubitar. Piet, mio bene,
son folle: in van giurai; ma pensa al fine
che amor mi rende insano
che il primo non son io che giuri in vano.
Giura il nocchier, che al mare
non prester pi fede,
ma, se tranquillo il vede,
corre di nuovo al mar.
Di non trattar pi l'armi
giura il guerrier tal volta,
ma, se una tromba ascolta
gi non si sa frenar.


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