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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 700 | Totali visite: 1705 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Gi riede primavera
col suo fiorito aspetto;
gi il grato zeffiretto
scherza fra l'erbe e i fior.
Tornan le frondi agli alberi,
l'erbette al prato tornano;
sol non ritorna a me
la pace del mio cor.
Febo col puro raggio
sui monti il gel discioglie,
e quei le verdi spoglie
veggonsi rivestir.
E il fiumicel, che placido
fra le sue sponde mormora,
fa col disciolto umor
il margine fiorir.
L'orride querce annose
su le pendici alpine
gi dal ramoso crine
scuotono il tardo gel.
A gara i campi adornano
mille fioretti tremuli,
non violati ancor
da vomere crudel.
Al caro antico nido
fin dall'egizie arene
la rondinella viene,
che ha valicato il mar;
che, mentre il volo accelera,
non vede il laccio pendere,
e va del cacciator
l'insidie ad incontrar.
L'amante pastorella
gi pi serena in fronte
corre all'usata fonte
a ricomporsi il crin.
Escon le greggie ai pascoli;
d'abbandonar s'affrettano,
le arene il pescator,
l'albergo il pellegrin.
Fin quel nocchier dolente,
che sul paterno lido,
scherno del flutto infido,
naufrago ritorn;
nel rivederlo placido
lieto discioglie l'ancore;
e rammentar non sa
l'orror che in lui trov.
E tu non curi intanto,
Fille, di darmi ata;
come la mia ferita
colpa non sia di te.
Ma, se ritorno libero
gli antichi lacci a sciogliere,
no che non stringer
pi fra catene il pi.
Del tuo bel nome amato,
cinto del verde alloro,
spesso le corde d'oro
ho fatto risonar.
Or, se mi sei pi rigida,
vuo' che i miei sdegni apprendano
del fido mio servir
gli oltraggi a vendicar.
Ah no; ben mio, perdona
questi sdegnosi accenti;
che sono i miei lamenti
segni d'un vero amor.
S' tuo piacer, gradiscimi;
se cos vuoi, disprezzami;
o pietosa, o crudel,
sei l'alma del mio cor.


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