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Pubblicata il: febbraio 16, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 3131 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Alessandro Manzoni

MARZO 1821

Soffermati sullarida sponda
Vlti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dellantica virt,
Han giurato: non fia che questonda
Scorra pi tra due rive straniere;
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra lItalia e lItalia, mai pi!

Lhan giurato: altri forti a quel giuro
Rispondean da fraterne contrade,
Affilando nellombra le spade
Che or levate scintillano al sol.
Gi le destre hanno strette le destre;
Gi le sacre parole son porte;
O compagni sul letto di morte,
O fratelli su libero suol.

Chi potr della gemina Dora,
Della Bormida al Tanaro sposa,
Del Ticino e dellOrba selvosa
Scerner londe confuse nel Po;
Chi stornargli del rapido Mella
E dellOglio le miste correnti,
Chi ritorgliergli i mille torrenti
Che la foce dellAdda vers,

Quello ancora una gente risorta
Potr scindere in volghi spregiati,
E a ritroso degli anni e dei fati,
Risospingerla ai prischi dolor;
Una gente che libera tutta
O fia serva tra lAlpe ed il mare;
Una darme, di lingua, daltare,
Di memorie, di sangue e di cor.

Con quel volto sfidato e dimesso,
Con quel guardo atterrato ed incerto
Con che stassi un mendico sofferto
Per mercede nel suolo stranier,
Star doveva in sua terra il Lombardo:
Laltrui voglia era legge per lui;
Il suo fato un segreto daltrui;
La sua parte servire e tacer.

O stranieri, nel proprio retaggio
Torna Italia e il suo suolo riprende;
O stranieri, strappate le tende
Da una terra che madre non v.
Non vedete che tutta si scote,
Dal Cenisio alla balza di Scilla?
Non sentite che infida vacilla
Sotto il peso de barbari pi?

O stranieri! sui vostri stendardi
Sta lobbrobrio dun giuro tradito;
Un giudizio da voi proferito
Vaccompagna a liniqua tenzon;
Voi che a stormo gridaste in quei giorni:
Dio rigetta la forza straniera;
Ogni gente sia libera e pra
Della spada liniqua ragion.

Se la terra ove oppressi gemeste
Preme i corpi de vostri oppressori,
Se la faccia destranei signori
Tanto amara vi parve in quei d;
Chi vha detto che sterile, eterno
Saria il lutto dellitale genti?
Chi vha detto che ai nostri lamenti
Saria sordo quel Dio che vud?

S, quel Dio che nellonda vermiglia
Chiuse il rio che inseguiva Israele,
Quel che in pugno alla maschia Giaele
Pose il maglio ed il colpo guid;
Quel che Padre di tutte le genti,
Che non disse al Germano giammai:
Va, raccogli ove arato non hai;
Spiega lugne; lItalia ti do.

Cara Italia! dovunque il dolente
Grido usc del tuo lungo servaggio;
Dove ancor dellumano lignaggio
Ogni speme deserta non :
Dove gi libertade fiorita,
Dove ancor nel segreto matura,
Dove ha lacrime unalta sventura,
Non c cor che non batta per te.

Quante volte sullalpe spasti
Lapparir dun amico stendardo!
Quante volte intendesti lo sguardo
Ne deserti del duplice mar!
Ecco alfin dal tuo seno sboccati,
Stretti intorno ai tuoi santi colori,
Forti, armati dei propri dolori,
I tuoi figli son sorti a pugnar.

Oggi, o forti, sui volti baleni
Il furor delle menti segrete:
Per lItalia si pugna, vincete!
Il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
Al convito dei popoli assisa,
O pi serva, pi vil, pi derisa
Sotto lorrida verga star.

Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro daltrui,
Come un uomo straniero, le udr!
Che a suoi figli narrandole un giorno,
Dovr dir sospirando: io non cera;
Che la santa vittrice bandiera
Salutata quel d non avr.


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