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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 3847 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
TRA LE ROVINE DEL TEMPIO DI VESPASIANO IN BRESCIA

Scuotesti, vergin divina, l'auspice
ala su gli elmi chini de i pčltasti,
poggiasti il ginocchio a lo scudo,
aspettanti con l'aste protese?

o pur volasti davanti l'aquile,
davanti i flutti de' marsi militi,
co 'l miro fulgor respingendo
gli annitrenti cavalli de i Parti?

Raccolte or l'ali, sopra la galea
del vinto insisti fiera co 'l poplite,
qual nome di vittorļoso
capitano su 'l clipeo scrivendo?

Č d'un arconte, che sovra i despoti
gloriņ le sante leggi de' liberi?
d'un consol, che il nome i confini
e il terror de l'impero distese?

Vorrei vederti su l'Alpi, splendida
fra le tempeste, bandir ne i secoli:
"O popoli, Italia qui giunse
vendicando il suo nome e il diritto."

Ma Lidia intanto de i fiori ch'čduca
mesti l'ottobre da le macerie
romane t'elegge un pio serto,
e, ponendol soave al tuo piede,

- Che dunque - dice - pensasti, o vergine
cara, lą sotto ne la terra umida
tanti anni? sentisti i cavalli
d'Alemagna su 'l greco tuo capo? -

- Sentii - risponde la diva, e folgora -
perņ ch'io sono la gloria ellenica,
io sono la forza del Lazio
traversante nel bronzo pe' tempi.

Passār l'etadi simili a i dodici
avvoltoi tristi che vide Romolo
e sursi "O Italia" annunziando
"i sepolti son teco e i tuoi numi!"

Lieta del fato Brescia raccolsemi,
Brescia la forte, Brescia la ferrea,
Brescia leonessa d'Italia
beverata nel sangue nemico. -


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