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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 3754 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Conca in vivo smeraldo tra foschi passaggi dischiusa,
o pia Courmayeur, ti saluto.
Te da la gran Giurassa da l'ardüa Grivola bella
il sole piś amabile arride.

Blandi misteri a te su' boschi d'abeti imminente
la gelida luna diffonde,
mentre co 'l fiso albor da gli ermi ghiacciaļ risveglia
fantasime ed ombre moventi.

Te la vergine Dora, che sa le sorgive de' fonti
e sa de le genti le cune,
cerula irriga, e canta; gli arcani ella canta de l'alpi
e i carmi de' popoli e l'armi.

De la valanga il tuon da l'orrida Brenva rintrona
e rotola giś per neri antri:
sta su 'l verone in fior la vergine, e tende lo sguardo,
e i verni passati ripensa.

Ma da' pendenti prati di rosso papavero allegri
tra gli orzi e le segali bionde
spicca l'alauda il volo trillando l'aerea canzone:
io medito i carmi sereni.

Salve, o pia Courmayeur, che l'ultimo riso d'Italia
al pič del gigante de l'Alpi
rechi soave! te, datrice di posa e di canti,
io reco nel verso d'Italia.

Va su' tuoi verdi prati l'ombria de le nubi fuggenti,
e va su' miei spirti la musa.
Amo al lucido e freddo mattin da' tuoi sparsi casali
il fumo che ascende e s'avvolge

bigio al bianco vapor da l'are de' monti smarrito
nel cielo divino. Si perde
l'anima in lento error: vien da le compiante memorie
e attinge l'eterne speranze.


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