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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 4178 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Quando la Donna Sabauda il fulgido
sguardo al lļuto reca e su 'l memore
ministro d'eroici lai
la mano e l'inclita fronte piega,

commove un conscio spirito l'agili
corde, e dal seno concavo mistico
la musa de' tempi che fūro
sale aspersa di faville d'oro;

e un coro e un canto di forme aeree,
quali gią vide l'Alighier movere
ne' giri d'armonica stanza,
cinge l'italica Margherita.

"Io - dice l'una, cui la cesarie
inonda bionda gli omeri nivei
e gli occhi natanti nel lume
de l'estasi chiedono le sfere -

io son, regina, - dice - la nobile
Canzone; e a' cieli volai da l'anima
di Dante, quand'egli nel maggio
angeli e spiriti lineava.

Io del Petrarca sovra le lacrime
passai tingendo d'azzurro l'aere
e accesi corone di stelle
in su l'aurea treccia d'Avignone.

Non mai piś alto sospiro d'anime
surse dal canto. Di te le laudi
a' due leverņ che l'Italia
poeti massimi rivelaro".

"A me la terra piace - nel cantico
una seconda balzando applaude
con l'asta e lo scudo, e da l'elmo
fosca fugge a' venti la criniera -.

Piace, se lampi d'acciaio solcano,
se ferrei nembi rompono l'aere
e cadon le insegne davanti
al flutto e a l'impeto de' cavalli.

A cui la morte teme non ridono
le muse in cielo, quaggiś le vergini.
Avanti, Savoia! non anche
tutta desti la bandiera al vento.

La Sirventese sono. A me l'aquila
che da Superga rivola al Tevere
e i folgori stringe severa
dritta ne l'iride tricolore"

"Ed io - la terza dice, di mammole
vļole un cerchio tessendo, e semplice
di rose e ligustri il sembiante
ombra sotto la castanea chioma -

la Pastorella sono. Di facili
amori e sdegni, danze e tripudii,
non piś rendo gli echi: una nube
va di tristizļa su la terra.

A te da' verdi mugghianti pascoli,
da' biondi campi, da le pomifere
colline, da' boschi sonanti
di scuri e dal fumo de' tuguri,

io reco il blando riso de' parvoli,
di spose e figlie reco le lacrime
e i cenni de' capi canuti
che ti salutano pļa madre".

Tali, o Signora, forme e fantasimi
a voi d'intorno cantando volano
dal vago liuto: a la lira
io li do di Roma imperļante,

qui dove l'Alpi de le virginee
cime piś al sole diffusa raggiano
la bianca letizia da immenso
circolo, e cerula tra l'argento

per i tonanti varchi precipita
la Dora a valle cercando Italia,
e sceser vostri avi ferrati
con la spada e con la bianca croce.

Dal grande altare nival gli spiriti
del Montebianco sorgono attoniti,
a udire l'eloquio di Dante,
ne' ritmi fulgidi di Venosa,

dopo cotanto strazio barbarico
ponendo verde sempre di gloria
il lauro di Livia a la fronte
de la Sabauda Margherita,

a voi, traverso l'onde de i secoli,
di due forti evi ricantar l'anima,
o figlia e regina del sacro
rinnovato popolo latino.


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