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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 4138 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I
DUE FUCHI
Tu poeta, nel torbido universo
t'affisi, tu per noi lo cogli e chiudi
in lucida parola e dolce verso;

si ch'opera č di te ciņ che l'uom sente
tra l'ombre vane, tra gli spettri nudi.
Or qual n'hai grazia tu presso la gente?

Due fuchi udii ronzare sotto un moro.
Fanno queste api quel lor miele (il primo
diceva) e niente pił: beate loro!
E l'altro: E poi fa afa: troppo timo!

II
IL CACCIATORE

Frulla un tratto l'idea nell'aria immota;
canta nel cielo. Il cacciator la vede,
l'ode; la segue: il cuor dentro gli nuota.

Se poi col dardo, come fil di sole
lucido e retto, bąttesela al piede,
oh il poeta! gioiva; ora si duole.

Deh! gola d'oro e occhi di berilli,
piccoletta del cielo alto sirena,
ecco, tu pił non voli, pił non brilli,
pił non canti: e non basti alla mia cena.

III
IL LAURO

Nell'orto, a Massa - o blocchi di turchese,
alpi Apuane ! o lunghi intagli azzurri
nel celestino, all'orlo del paese!

un odorato e lucido verziere
pieno di frulli, pieno di sussurri,
pieno de' flauti delle capinere.

Nell'aie acuta la magnolia odora,
lustra l'arancio popolato d'oro -
io, quando al Belvedere era l'aurora,
venivo al piede d'uno snello alloro.

Sorgeva presso il vecchio muro, presso
il vecchio busto d'un imperatore,
col tronco svelto come di cipresso.

Slanciato avanti, sopra il muro, al sole
dava la chioma. Intorno era un odore,
sottil, di vecchio, e forse di vļole.

Io sognava: una corsa lungo il puro
Frigido, l'oro di capelli sparsi,
una fanciulla . . . Ancora al vecchio muro
tremava il lauro che parea slanciarsi.

Un'alba - si sentia di due fringuelli
chiaro il francesco mio: la capinera
gią desta squittinģa di tra i piselli -

tu pił non c'eri, o vergine fugace:
netto il pedale era tagliato: v'era
quel vecchio odore e quella vecchia pace:

il lauro, no. Sarchiava lģ vicino
Fiore, un ragazzo pieno di bontą.
Gli domandai del lauro; e Fiore, chino
sopra il sarchiello: Faceva ombra, sa!

E m'accennavi un campo glauco, o Fiore,
di cavolo cappuccio e cavolfiore.

IV
LE FEMMINELLE

E dice la rosa alba: oh! chi mi svelle?
Son mesta come un colchico: dal ciocco
tanto mi germinņ di femminelle!

Erano come punte tenerine
di sparagio: poi fecero lo stocco;
buttano anch'esse e s'armano di spine.

Vivono de' miei fiori color d'alba,
d'alba rosata; e tu non giovi, o ruta.
Mettono un boccio: una corolla scialba,
subito aperta, subito caduta.


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