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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 7154 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Molosso ringhia, o antichi versi italici,
ch'io co 'l batter del dito seguo o richiamo i numeri

vostri dispersi, come api che al rauco
suon del percosso rame ronzando si raccolgono.

Ma voi volate dal mio cuor, com'aquile
giovinette dal nido alpestre a i primi zefiri.

Volate, e ansiosi interrogate il murmure
che giś per l'alpi giulie, che giś per l'alpi retiche

da i verdi fondi i fiumi a i venti mandano,
grave d'epici sdegni, fiero di canti eroici.

Passa come un sospir su 'l Garda argenteo,
č pianto d'Aquileia su per le solitudini.

Odono i morti di Bezzecca, e attendono:
"Quando?" grida Bronzetti, fantasma erto fra i nuvoli.

"Quando?" i vecchi fra sé mesti ripetono,
che un dķ con nere chiome l'addio, Trento, ti dissero.

"Quando?" fremono i giovani che videro
pur ieri da San Giusto ridere Glauco l'Adria.

Oh al bel mar di Trieste, a i poggi, a gli animi
volate co 'l nuovo anno, antichi versi italici:

ne' rai del sol che San Petronio imporpora
volate di San Giusto sovra i romani ruderi!

Salutate nel golfo Giustinopoli,
gemma de l'Istria, e il verde porto e il leon di Muggia;

salutate il divin riso de l'Adria
fin dove Pola i templi ostenta a Roma e a Cesare!

Poi presso l'urna, ove ancor tra' due popoli
Winckelmann guarda, araldo de l'arti e de la gloria,

in faccia a lo stranier, che armato accampasi
su 'l nostro suol, cantate: Italia, Italia, Italia!


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