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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 963 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Che torbida notte di marzo!
Ma che mattinata tranquilla!
che cielo pulito! che sfarzo
di perle! Ogni stelo, una stilla
che ride: sorriso che brilla
su lunghe parole.
Le serpi si sono destate
col tuono che rimbomb primo
Guizzavano, udendo l'estate,
le verdi cicigne tra il timo;
battevan la coda sul limo
le biscie acquaiole.
Ancor le fanciulle si sono
destate, ma per un momento;
pensarono serpi, a quel tuono;
sognarono l'incantamento.
In sogno gettavano al vento
le loro pezzuole.
Nell'aride bresche anco l'api
si sono destate agli schiocchi.
La vite gemeva dai capi,
fremevano i gelsi nei nocchi.
Ai lampi sbattevano gli occhi
le prime viole.
Han fatto, venendo dal mare,
le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch' ci che ci vuole.
S, ci che ci vuole. Le loro
casine, qualcuna si sfalda,
qualcuna gi rotta. Lavoro
ci vuole, ed argilla pi salda;
perch ci stia comoda e calda
la garrula prole.


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Laudata sia la spica nel meriggio! Ella s'inclina al Sole che la cuoce, verso la terra onde umida erba nacque; s'inclina e pi s'incliner domane verso la terra ove sar colcata col gioglio ch' il malvagio suo fratello, con la vena selvaggia col cano cilestro col papavero ardente cui l'uom non semin, in un mannello.

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