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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1104 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I canti di Castel Vecchio
Appendice
Diario Autunnale
VII
Castelvecchio, 15 decembre
Nell'orto

A casa mia giunto sul vespro alfine,
io vedo un sogno ch' pur cosa vera.
I quattro peri che piantai nell'orto
a circondar la conca d'arenaria,
vedo fioriti! E il cielo bigio e smorto,
la nebbia fuma, fredda punge l'aria:
la neve su la Pania solitaria...
- Allora, a marzo, o che lass non c'era? -
E tutto cade, tutto va, si perde;
il fiume va come una folla in pianto.
La quercia ha il musco e l'edera, di verde:
sui verdi rami ha un suo gran rosso manto.
Sol foglie secche, e i vostri fior soltanto!...
- O non era cos di primavera? -
Marzo a decembre, alba somiglia a sera!
Eppure altro il principio, altro la fine.
Vedo tremare un poco le fogline
delle corolle al vento che le sfiora.
Avete il tempo, arbusti miei, sbagliato:
ora non viene la dolciura in cielo.
Non si prepara a rifiorire il prato:
viene la brina e mangia ogni suo stelo.
Viene la brina, ed anche viene il gelo...
- E cos dunque non accadde allora? -
Ma il monte allora ritorn turchino,
e fiorirono i peschi e gli albicocchi.
Era fiorito il mandorlo e il susino,
metteva il melo foglie e fiori a gli occhi.
Fiori per tutto, a spighe, a mazzi, a fiocchi...
- A noi, col gelo li strin l'aurora! -
Poveri arbusti! E si riprovan ora.
Oh! videro fiorire anche le spine!...


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