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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 914 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Oh! che gi il vento volta
e porta via le pioggie!
Dentro la quercia folta
ruma le foglie roggie
che si staccano, e fru...
partono; un branco ad ogni
soffio che l'avviluppi.
Par che la quercia sogni
ora, gemendo, i gruppi
del novembre che fu.
Volano come uccelli,
morte nel bel sereno:
picchiano nei ramelli
del roseo pesco, pieno
de' suoi cuccoli gi.
E il roseo pesco oscilla
pieno di morte foglie:
quale s'appende e prilla,
quale da lui si toglie
con un sibilo, e va.
Ma quelle foglie morte
che il vento, come roccia,
spazza, non gi di morte
parlano ai fiori in boccia,
ma sussurrano: - Ors!
Dentro ogni cocco all'uscio
vedo dei gialli ugnoli:
tu che cost nel guscio
di pi covar ti duoli,
che ti priti pi?
Fuori le alucce pure,
tu che cost sei vivo!
Il vento ruglia... eppure
esso non cattivo.
Ruglia, brontola: ma...
contende a noi! Ch tutto
vuol che sia mondo l'orto
pei nuovi fiori, e il brutto,
il secco, il vecchio, il morto,
vuol che netti di qua.
Noi c'indugiammo dove
nascemmo, un po', ma era
per ricoprir le nuove
gemme di primavera... -
Cos dicono, e fru...
partono, ad un rabbuffo
pi stridulo e pi forte.
E tra un voletto e un tuffo
vanno le foglie morte,
e non tornano pi.


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