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Pubblicata il: giugno 20, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 790 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Canto II - III

Ed ora ancora, l'esile fanciulla,
quella che fu. Tutto le par novello.
Ancor non parla: canta; e non sa nulla.
Tutto fanciullo, tutto suo gemello,
nato con lei; perci le piace, e l'ama;
e perch l'ama, cos buono e bello!
Ell' terrena verginetta grama,
ma il sole pure della sua famiglia;
e quando va, lo piange e lo richiama.
Sbocciano, dopo, sotto oscure ciglia
occhi ridenti. Sono le sue suore;
tutta la notte ella con lor bisbiglia.
Qualcuna scende fino a lei: ne muore.
Ma le ritrova in mezzo alle corolle,
essa, dei fiori, ancor tremanti il cuore.
Tra fiori e fiori, in cielo e in terra, molle
di guazza anch'ella, muove tra il frastuono,
de' quattro fiumi, all'ombra del bel colle.
E` il tempo primo, il primo tempo buono,
ch' buona anche la Morte che deforme
segue la vita come l'eco il suono.
Buona anche lei, la nera ombra senz'orme,
la vecchierella che sa dir le fole,
trista bens, ma che con quelle addorme!
Ognun la schifa. E la fanciulla suole,
bench la tema, esserle pia: s'attarda
spesso a sentire lunghe sue parole:
- C' buio, s. Non c' che un lume, ch'arda.
Son io la guida del meandro vano;
io cieca. E brutta... Non guardarmi! Guarda
solo il lumino. Io vo con quello in mano. -


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