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Pubblicata il: giugno 20, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 914 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
PRELUDIO

Di sghembo entr, cantarellando roco,
nella sua stanza, e s'avvi pian piano
alla finestra. Aveva, dentro, il fuoco.
Nella via scura, ormai deserta, un coro
ebbro e discorde si perdea lontano.
Ma il cielo pieno era di note d'oro.
Era la Lira, appesa al cielo, in riva
della Galassia, sovra il monte santo.
Al soffio eterno ella da s tinniva.
Al suo tinnir cantava il Cigno immerso
nell'onde bianche, e col suo grande canto
placido navigava l'Universo.
Ma no: Rossini non udia che quelle
voci ebbre e scabre. L'uggiolo terreno
velava tutto il canto delle stelle.
Prese una carta e la lasci cadere.
S'alz, sed, non la guard nemmeno.
La carta piena era di note nere.
Imprec muto. Minacci per aria
Otello e Iago. Prese un foglio, e disse:
"Che altro occorre? una romanza? un'aria?
Assisa a pi..." Rise, e piant nel cielo
della sua stanza due pupille fisse.
Pensava a un roseo fiore senza stelo...
Poi sbadigli, poi chiuse pari pari
gli occhi, e nella dolcezza di quell'ora
dorm, sbuffando il sonno dalle nari.
Quegli stridori come d'aspra sega
stup la Lira risonante ancora
del cilestrino tremolo di Vega;
e sobbalz dall'angolo solingo
il clavicembalo, e ronzava a lungo...


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